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Navi a Marghera, i tempi si allungano

Soluzione meno facile del previsto e difficoltà da superare. Per ora resta il parere negativo della Capitaneria

Il progetto esecutivo per Marghera ancora non c’è. E per essere approvato, avrà bisogno di passare per la Valutazione di Impatto ambientale e per l’esame dell’Autorità Marittima sul fronte della sicurezza. Dunque la fase transitoria potrà essere molto più lunga del previsto. E le navi rimanere a San Marco ben più dei tre anni annunciati. La Capitaneria di porto ha ricevuto un incarico operativo dal Comitatone, che dovrà essere concluso entro qualche settimana. Emettere l’ordinanza «transitoria» sul passaggio in canale della Giudecca, finché la soluzione alternativa sarà pronta.

L’Autorità Marittima non commenta, com’è ovvio, le decisioni del governo. «Quando riceveremo un progetto ci pronunceremo», si limita a dire il comandante ammiraglio Goffredo Bon, «ma i nostri pareri sulle criticità del Vittorio Emanuele e di Marghera li abbiamo già dati. E non possono certo cambiare se non cambia la situazione». Tradotto, significa che non soltanto per lo scavo del canale Vittorio Emanuele – per ora accantonato dal Comitatone in attesa di nuovi studi – ma anche per il nuovo terminal a Marghera alcune questioni dovranno essere risolte. In particolare, i problemi di traffico e di commistione tra grandi navi passeggeri e navi commerciali. Il parere negativo della Capitaneria potrà essere modificato, ricorda l’ammiraglio, solo in presenza di elementi nuovi.

La soluzione dunque sembra meno facile del previsto. E questo rende ancora più delicata la nuova ordinanza provvisoria su chi potrà entrare in laguna nei prossimi tre-quattro anni almeno. «Il dispositivo finale dell’intesa firmata al Comitatone parla di «consolidare le limitazioni già oggi vigenti, valutando la possibilità di definire un limite tecnicamente sostenibile e compatibile sia sotto il profilo ambientale che di tutela architettonica e paesaggistica». Altra clausola molto chiara è quella che si dovrà mitigare ulteriormente gli effetti della navigazione dei vettori residui nel canale della Giudecca». Quali saranno le navi ammesse a San Marco nei prossimi anni?

La Capitaneria sta raccogliendo in queste ore le indicazioni degli altri due organi deputati per legge a fornire il loro parere: l’Autorità portuale e il Provveditorato alle Opere pubbliche. Il punto di partenza saranno le attuali 96 mila tonnellate, che saranno però quasi sicuramente ridotte. Ma nell’ordinanza non si parlerà solo di stazza. Ma di «sicurezza» complessiva della nave e di sistemi antinquinamento moderni funzionanti.

Già dalla prossima stagione, dunque, per entrare a Venezia le compagnie dovranno scegliere navi moderne, pulite e sicure. Quanto alle alternative, la strada è lunga. Anche se Roberto D’Agostino, ex assessore all’Urbanistica e firmatario del progetto sulla nuova Marittima a Marghera, tre anni fa, ricorda di aver presentato il 18 luglio scorso all’Autorità portuale un «project financing per la realizzazione della stazione per tre grandi navi a Marghera». Uno stralcio del progetto precedente, senza entrare nel merito del Vittorio Emanuele. «Il progetto esiste», dice D’Agostino, «e va in direzione di quanto adesso ha deciso il Comitatone. Non è mai stato bocciato, per ché nella fase di scooping in cui fu esaminato dalla commissione Via vennero indicate solo situazioni di criticità a cui si poteva dare risposta tecnica». «Con il project financing», conclude D’Agostino,«avremo anche la garanzia di una procedura trasparente».

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