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Medici di base in sciopero Coletto: i dati sono falsati

Per il sindacato Fimmg sono stati chiusi fino al 90% degli ambulatori L’assessore regionale: «Solo il 52% non ha effettuato prescrizioni e prestazioni» 

Al secondo e ultimo giorno di sciopero dei medici di famiglia la Regione contesta i dati di adesione forniti mercoledì dai sindacati di settore. Dopo ventiquattro ore di silenzio, l’assessore alla Sanità Luca Coletto ha estratto quelli in possesso dalle aziende sanitarie, che registrano le presenze dei medici di medicina generale e alle quali devono arrivare gli avvisi di adesione alla protesta. Uno scontro sui numeri vero e proprio, nel quale Coletto ha contestato il dato medio fornito mercoledì e confermato dalla Fimmg (l’80% con punte del 90 nel Veneziano), e ha parlato di appena il 52%, per un totale di 1.644 aderenti allo sciopero su 3.150 in servizio in Veneto. Per la Fimmg sarebbero stati ovviamente molti di più.

Contestazione. L’assessore Coletto cita il 52 per cento di scioperanti che non hanno fatto nè ricette nè visite. I sindacati di settore confermano però che queste sono state assicurate a domicilio per la tutela dei cittadini, ragion per cui il valore in questo caso salirebbe inevitabilmente.

Frecciate. Quelle piovute da Palazzo Balbi sui medici di famiglia. «Con il solo scopo di contribuire alla chiarezza, e limitare quanto possibile i balletti di cifre, comunico che gli uffici tecnici dell’Area sanità e sociale della Regione hanno monitorato l’andamento dello sciopero dei medici di medicina generale, e i professionisti che si sono astenuti completamente da prescrizioni e prestazioni sono stati il 52%», ha detto Coletto. «Ho il pieno rispetto per coloro che hanno ritenuto di scioperare, ma nel contempo ringrazio quelli che, invece, hanno ritenuto di privilegiare il servizio ai loro assistiti. A tutti ribadisco che il tavolo di confronto in Regione è sempre aperto, senza alcuna preclusione, a eccezione dei diktat che sono un oggettivo limite alla buona riuscita della trattativa».

La Fimmg. Il segretario generale regionale della Federazione medici di medicina generale, Domenico Crisarà, respinge al mittente le parole dell’assessore. «Anche io mercoledì ho visitato a domicilio un malato con dispnea e ho fatto due ricette: quindi non avrei scioperato chiudendo solo il mio ambulatorio? L’operazione di calcolo della Regione non si regge in piedi, e non tiene conto affatto di come abbiamo scioperato, garantendo le visite a domicilio e quindi evitando che per due giorni i Pronto soccorsi degli ospedali regionali andassero in tilt. Non abbiamo abbandonato pazienti. Capisco che a qualcuno non faccia piacere notare che la professione è così unita, e soprattutto che la gente non è arrabbiata con noi. Non abbiamo mai abbandonato nessuno, non chiediamo un centesimo in più, e anzi ci abbiamo rimesso 120 euro al giorno scioperando. Coletto può dire quel che vuole, ma l’evidenza dei fatti è questa. Già sapevamo che sarebbe stato fatto questo conteggio per metterci in cattiva luce di fronte ai cittadini veneti. Allora diciamo che stiamo subendo l’ostracismo delle aziende sanitarie nel fornire i dati di adesione allo sciopero. Mercoledì nessuna comunicazione, e oggi (ieri, ndr) quella di Vicenza ha taciuto del tutto».

Dati. Secondo la Regione nella Usl 3 Serenissima si sarebbero astenuti dal lavoro 242 medici su 430 (56 per cento) con il 90 per cento segnalato dalla Fimmg. Mentre nella Usl 4 del Veneto Orientale avrebbero scioperato in 76 su 140 (il 54 per cento) contro valori attorno all’80 per cento indicati invece dal sindacato di Crisarà.

Dialogo. Sia l’assessore Luca Coletto che il presidente della V commissione regionale sulla Sanità, Fabrizio Boron, in queste ore hanno confermato la loro disponibilità al dialogo, riprendendo la trattativa rimasta in stallo sui servizi territoriali, il fascicolo sanitario e l'informatica. La Fimmg non aspetta altro, a quando dice Domenico Crisarà, che
ha assicurato come «al primo segno tangibile per un accordo, sospenderemo la nostra protesta, altrimenti dal 13 al 15 dicembre gli ambulatori rimarranno ancora chiusi». E il rischio sono poi altri quattro giorni di sciopero nel prossimo mese di gennaio.

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