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Conto da 526 euro, attacchi a Brugnaro

Il Codacons chiede le sue dimissioni, l’M5S: frasi fuori luogo. Un cittadino: «Quando va a Pechino lui parla il mandarino?»

Luigi Brugnaro e il suo “pezzenti” rivolto ai due turisti inglesi che si erano lamentati per un conto troppo salato pagato al Ristorante Casanova, spaccano la città. Se c’è chi applaude al tenore dell’intervista rilasciata da Brugnaro a Sky Tg24, molti altri lo accusano di avere avuto modi poco urbani che rasentavano la caffonaggine per esprimere il suo pensiero.

Intanto nel sondaggio, aperto sul sito della Nuova Venezia, per far esprimere i veneziani sulle dichiarazioni del primo cittadino, sono in vantaggio coloro (60%) che lo criticano, rispetto ai suoi sostenitori (40%). E c’è pure chi, come l’associazione dei consumatori Codacons, ne chiede le dimissioni.

«Pezzenti. Uno mangia e beve, poi dice che non sapeva la lingua. Ma se vieni in Italia devi imparare l’italiano e anche un po’ di veneziano non farebbe male. Hanno mangiato aragosta, non hanno lasciato niente sul piatto. Ho chiesto al cameriere se gli avessero lasciato la mancia, neanche quello». Queste le affermazioni di Brugnaro dopo che Luke Tang, docente universitario a Birmingham, aveva reso pubblica la lettera aperta che aveva scritto al sindaco per segnalare che i suoi genitori settantenni avevano pagato un conto di 526 euro da Casanova. Il docente universitario aveva sollevato una questione di chiarezza nei prezzi del ristorante. Locale salito all’onore delle cronache lo scorso anno quando un suo cameriere aveva spaccato il naso con un pugno a un cliente belga che si era lamentato per una cotoletta che secondo lui non era cotta bene. Cameriere e padrone del locale sono albanesi.

Il tema è ben conosciuto: i turisti incauti, a Venezia vengono regolarmente spennati. Sono incauti loro, o spregiudicati i ristoratori?

Brugnaro sostiene la prima tesi. Anzi, rilancia: a Venezia è giusto che tutto costi molto, basta con i pranzi al sacco. Delle sue affermazioni ieri se ne è occupato anche il quotidiano inglese “The Telegraph” che ha pure ricordato le frasi di Brugnaro pronto a sparare a chi, “in piazza San Marco, grida Allah Akbar”.

Il Codacons ieri ha chiesto, con un comunicato le «dimissioni immediate del sindaco Luigi Brugnaro. Si tratta di affermazioni indegne e vergognose che offendono Venezia e i veneziani e creano un danno all’immagine dell’Italia all’estero – dichiara il presidente Carlo Rienzi –. Dando dei “pezzenti” ai turisti che lamentano un prezzo eccessivo e accusarli di aver mangiato senza lasciare la mancia, peraltro assolutamente non obbligatoria, rappresenta un insulto al turismo e un incentivo a perpetrare raggiri e scorrettezze a danno degli stranieri che non conoscono la lingua italiana o non hanno dimestichezza con l’euro. Il sindaco Brugnaro, anziché attivarsi per garantire la legalità e difendere i turisti, operando per migliore il grado di soddisfazione dei milioni di visitatori che ogni anno raggiungono Venezia, li accusa immotivatamente con dichiarazioni inaccettabili che allontanano il turismo dall’Italia, e per le quali farebbe bene a dimettersi oggi stesso».

Pure i “grillini” vanno all’attacco di Brugnaro. «Si resta attoniti di fronte a frasi del genere - commenta così il portavoce alla Camera per il M5S, Mattia Fantinati -. Sono esternazioni del tutto fuori luogo se pensiamo che a proferirle sia il primo cittadino della città italiana forse più conosciuta al mondo. Non esistono turisti di serie A o B; esistono turisti che nella città lagunare devono sempre trovare ospitalità, chiarezza nei prezzi di menù di bar, ristoranti e strutture alberghiere. Turisti che possano scegliere se spendere o meno oltre 500 euro per un pranzo a base di pesce, un caffè in piazza San Marco o un tramezzino con un’ombra di vino nei bacari. Le frasi sprezzanti di Brugnaro nei confronti della guida turistica che si era lamentata del conto salato, sono da condannare senza se e senza ma».

Ma c’è anche chi, tra i veneziani, con ironia commenta le frasi del sindaco. «Quindi se Brugnaro vuole spendere un weekend a Pechino, prima deve imparare un po’ di mandarino, meglio poi se impara
anche un po’ di cantonese, poi deve sapere quantomeno leggere il menu nella lingua locale, e quando gli portano il conto di 10.000 yuan per un paio di piatti di porco laccato al miele con un sorriso deve anche dare una lauta mancia al cameriere cinese».

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