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Mascarin si salva, scontro in aula

Portogruaro. Il consigliere resta presidente nonostante la condanna. La sindaca: «Lo dice la legge»

PORTOGRUARO. Rimane sulla poltrona di presidente del consiglio, ma vacilla. Gastone Mascarin si salva, ma è stato scaricato martedì sera da uno dei gruppi che tengono in piedi la fragile maggioranza, “Noi siamo Portogruaro”. Giorgio Barro durante le dichiarazioni di voto sulla mozione, presentata a sorpresa ma annunciata dal consigliere Roberto Zanin sulla Nuova Venezia, ha riferito in merito al caso del patteggiamento di 6 mesi per le firme false alle regionali e comunali di Venezia del 2015, che Mascarin «avrebbe dovuto dimettersi».

Ora la situazione è di 8 pari e senza il voto determinante della sindaca la maggioranza andrebbe sempre sotto.

Un Consiglio drammatico. Gastone Mascarin ha spiegato i motivi che l’hanno costretto a tacere sull’esito del processo a suo carico. «Non potevo parlare, me lo ha imposto la Prefettura perché l’inchiesta era ancora in corso. Ero tenuto al riserbo, altrimenti sarei stato chiamato a testimoniare. Me lo ha consigliato anche il mio avvocato», si è giustificato Mascarin, «tutt’ora sono tenuto al riserbo». Mascarin è intervenuto in aula due volte. Nella prima il suo tono era pacato, nella seconda si è emozionato ed è scoppiato in lacrime, pungolato in modo provocatorio da Luciano Gradini. «Mi sono impegnato in politica in modo leale, con profonda amarezza respingo al mittente le lezioni di morale. Intendo continuare la mia attività».

Lo sconcerto della sindaca. Maria Teresa Senatore è parsa serena, ma risoluta. Ha ricostruito le tappe del caso e poi ha evidenziato di non aver nascosto «il fastidio rispetto alla mancata comunicazione di quanto avvenuto. Mascarin», ha detto la Senatore, «ha espresso i motivi del suo silenzio. Nel caso in specie non sussistono condizioni di incandidabilità. Non cado nell’agone di una politica litigiosa. A Portogruaro ci vogliono serenità e tranquillità. Errori sono stati commessi, ma il punto cardinale resta la legge. E, secondo la legge, Mascarin può continuare ad essere il presidente del consiglio comunale».

Lite Scarpa – Morsanuto. Alcuni interventi sono stati accalorati, come quello di Paolo Scarpa, che ha definito «inaccettabile» dal punto di vista politico il silenzio di Gastone Mascarin: «Non ci venga a dire che non poteva dirci nulla. Non sarà mica un dramma tornare da un giudice come persona informata dei fatti. Una sentenza è pubblica”. Durante l’intervento c’è stato un violento alterco tra Scarpa e l’assessore Angelo Morsanuto. «Stai zitto», «E tu stai buono». Poco dopo è avvenuto il chiarimento.

La mossa a sorpresa. Erano le 21.30 dopo i primi interventi Marco Terenzi ha presentato, a norma di regolamento, l’ammissione agli atti della mozione. C’è stato il panico nella maggioranza e nemmeno il vicepresidente del consiglio Enrico Zanco ha saputo tenere in mano la situazione. Alla prima votazione di ammissione della mozione hanno alzato la mano anche i tre della Lega Nord, Furlanis, Barbisan e Zanutto. Al quarto tentativo la richiesta di discutere e votare la mozione è passata. Nelle dichiarazioni di voto c’è stato l’affondo anti-Mascarin di Giorgio Barro. Zanutto ha spiegato che la posizione della Lega è “garantista”: ma proprio il Carroccio voleva
proporre a un membro della minoranza la presidenza, tesi smentita. Poi il voto: 8-8, mozione respinta. L’opposizione esce rafforzata e si parla di un vero “trionfo”. La maggioranza si fa più fiacca. Ogni prossimo consiglio comunale sarà una battaglia.

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