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Caso Gpl, sotto accusa il tunnel abusivo

Per la Procura manca la concessione della Capitaneria. Verifiche anche sull’atto ministeriale. Nei guai altri due chioggiotti

CHIOGGIA. Il cunicolo scavato nel 2012 sotto alla banchina per il collegamento tra le navi gasiere e il sito per il bunkeraggio del carburante sarebbe abusivo. È su questa ipotesi che si sta muovendo uno dei filoni dell’inchiesta della Procura sul deposito Gpl di Val da Rio. A mancare sarebbe la concessione della Capitaneria che deve essere interpellata per ogni modifica al progetto originario. Perché è vero che l’impianto di bunkeraggio (mai entrato in funzione) aveva ottenuto il collaudo e il placet di altri enti, tra cui il Ministero, ma il cunicolo sarebbe stato realizzato senza l’ok della Capitaneria, e dunque senza una concessione fondamentale. È contestando l’articolo 1161 del codice della navigazione sull’abusiva occupazione di spazio demaniale che la pm Francesca Crupi ha iscritto sul registro degli indagati non solo Giuseppe Fedalto, ex presidente di Aspo e oggi presidente della Camera di commercio di Venezia e Rovigo, ma anche l’ingegnere Luigi Chiappini, originario di La Spezia, legale rappresentante della “Codemar” che eseguì i cantieri, e l’ingegnere chioggiotto Cirillo Fontolan come direttore dei lavori. «Ci sono altri provvedimenti amministrativi che per noi sono sufficienti», chiarisce l’avvocato Renzo Fogliata, difensore di Fedalto.

Sul fronte delle contestazioni dal punto di vista edilizio dell’impianto con i bomboloni in corso di costruzione, di cui si sta occupando il pm Massimo Michelozzi, sono indagati, oltre a Renzo Zucchi, fondatore di Socogas e amministratore unico di Costa Bioenergie dopo la morte di Luca Moroni, anche l’architetto chioggiotto Matteo Cuppoletti, in quanto direttore dei lavori delle opere edili del cantiere, e Giancarlo Manzonetto, legale rappresentante della società che sta eseguendo i lavori. Le ipotesi di reato che il sostituto procuratore muove a loro carico sono quelle configurate dal Testo unico in materia edilizia e dal Codice dei beni culturali e del paesaggio. Due i fronti su cui stanno procedendo gli accertamenti della Procura che vuole far luce su eventuali profili di illegittimità del decreto autorizzativo interministeriale per l’impianto di Gpl del 26 maggio 2015, in particolare per capire fino a che punto il decreto di Roma possa sostituire l’assenza di pareri. Nell’iter non sono infatti state coinvolte né la Commissione di Salvaguardia di Venezia, né la Soprintendenza, trattandosi di un’area vincolata. I fari della Procura sono puntati anche sugli uffici romani del Mise e del Ministero delle Infrastrutture: di questo filone si sta occupando il pm Roberto Terzo. Ma i magistrati veneziani vogliono verificare pure la conformità o meno del progetto del Gpl al piano regolatore portuale di Chioggia. In più occasioni, la Capitaneria di Porto avrebbe segnalato ai Ministeri che l’impianto non è compatibile con lo strumento urbanistico del Porto che a Punta Colombri prevede solo l’attività di bunkeraggio. La destinazione della superficie è commerciale. Ma con i bomboloni diventerebbe industriale-petrolifera. È proprio nell’ottica di acquisire tutta la documentazione per la prosecuzione delle indagini su questi due filoni che martedì la Procura ha disposto alcune perquisizioni. Le carte e i file presi dalle Fiamme Gialle sono relativi sia ai lavori per il sito di bunkeraggio, sia all’iter autorizzativo per i bomboloni.

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