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Si stringe il cerchio sul luogo dell’orrore

Musile. I carabinieri sono convinti di riuscire a individuare la zona in cui è venuta alla luce la bimba trovata morta

MUSILE. C’è un fascicolo con l’ipotesi di reato di soppressione di cadavere sulla scrivania della pubblico ministero Elisabetta Spigarelli, titolare delle indagini sulla neonata che sabato pomeriggio è stata rinvenuta morta tra la spazzatura durante le operazioni di trattamento dei rifiuti alla “Ecopatè” di via dell’Artigianato. Al momento si tratta di un fascicolo contro ignoti, visto che le indagini sono alle primissime battute. E anche l’ipotesi di reato è del tutto provvisoria, tenuto conto che l’acquisizione di nuovi elementi - in primis i risultati dell’autopsia - potrebbe modificare i reati perseguiti dalla Procura lagunare.

L’autopsia. Una delle possibili chiavi di volta delle indagini sarà l’autopsia sul corpicino della piccola, rinvenuto in avanzato stato di decomposizione dagli operai nel corso della lavorazione degli scarti. «Partiamo anzitutto dall’autopsia», ha confermato ieri il procuratore capo Bruno Cherchi. La pubblico ministero conferirà l’incarico al medico legale nelle prossime ore, l’esame dovrebbe svolgersi tra domani e giovedì. Il consulente della Procura dovrà anzitutto stabilire a quando risale il decesso. Dai primi accertamenti si suppone che la piccola sia morta da almeno una settimana. Si dovrà poi determinare, attraverso l’analisi dei polmoni, se la bimba sia nata morta oppure se abbia respirato l’aria di questa vita e poi si sia spenta. In questo caso chi ha messo il corpicino in quel sacchetto, oltre di occultamento di cadavere, dovrà rispondere davanti ai giudici di omicidio.

Indagini. I carabinieri del Nucleo investigativo di Mestre e della Compagnia di San Donà, se da un lato attendono i risultati dell’autopsia dall’altro stanno lavorando per individuare il comune di provenienza dei rifiuti di vetro, in mezzo ai quali è stato trovato il sacchetto contenente il corpicino. In questa ricerca sono impegnati anche gli investigatori del Ris di Parma a cui sono stati inviati dei materiali raccolti attorno a quel sacchetto che possono aiutare gli investigatori a individuare la provenienza. Il cumulo di vetro era posizionato con i rifiuti portati nell’azienda di Musile dalla Città Metropolitana di Udine, da quella di Bologna e dal Veneto. Attraverso scontrini, etichette e tipo di sacchetti usati i carabinieri sono convinti di arrivare al comune di provenienza. Inoltre saranno sentiti ancora gli operai e i responsabili della ditta presenti giovedì in azienda per ricostruire con precisione la provenienza del materiale destinato al trattamento.

Continuano anche le ricerche nelle strutture sanitarie delle zone di provenienza dei rifiuti. I carabinieri vogliono capire se qualche donna si è presentata negli ospedali o in ambulatori privati con problemi successivi ad un parto. Per il momento gli investigatori prendono in considerazione qualsiasi ipotesi su chi possa essere la
mamma della piccola morta: una clandestina, oppure una prostituta, ma potrebbe essere anche una ragazza che ha nascosto la gravidanza alla famiglia. Sicuramente si tratta di una donna che non si è affidata ad una struttura sanitaria legale per partorire.

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