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Emergenza sfratti, quasi 3 mila richieste

Dibattito in commissione. Il Comune: investiamo 12 milioni per recuperare quasi 600 alloggi vuoti

Emergenza abitativa in città, l’allarme continua. Ieri se ne è parlato in settima commissione a Mestre, riunita per discutere una mozione del cinque stelle Scano e una interpellanza sull’allarme sfratti di Renzo Scarpa. Matelda Bottoni dell’Unione inquilina snocciola i numeri di una emergenza sfratti che perdura. «Si oscilla sempre tra i sei e i sette sfratti al giorno, con la forza pubblica nel Comune. Poi ci sono 2.961 richieste di esecuzione all'ufficiale giudiziario nel 2016. Si tratta di una emergenza con numeri da Dopoguerra che secondo noi va affrontata su tre fronti», spiega. «Fondi e case pubbliche, misure contro lo spopolamento di centro storico e terraferma; politiche che incrementino offerta di affitti calmierati pubblici e privati. E andrebbero incentivati i contratti 3+2 anni, frutto di accordi sindacali tra sindacati inquilini e associazioni delle proprietà dato che gli sgravi fiscali ci sono già su quelli ( 10% di cedolare secca)». L’Unione inquilini sta lavorando anche ad accordi territoriali. Altra novità, la nuova legge regionale sugli Erp, edilizia residenziale pubblica, pubblicata ieri. Sul fronte delle azioni messe in atto dal Comune, la vicesindaco Luciana Colle ha spiegato che per gli sfratti l’ente ha pochi strumenti: «Si tratta di rapporti tra privati, legati a sfratti per morosità. Il Comune non procede con sfratti e abbiamo ottenuto da Ater la sospensione delle procedure di decandenza. Altre misure sono difficili visto che i fondi a disposizione in questi anni si sono sensibilmente ridotti», spiega Luciana Colle. Ma il Comune ha reperito fondi, anche europei, e del filone Pon, per recuperare alloggi comunali, vuoti. «Tra 2016 e 2017 abbiamo investito 4 milioni e mezzo per 218 alloggi vuoti da recuperare. Per le annate 2018-2019 e 2020, ci sono sette milioni e 600 mila euro per recuperare altri 350 alloggi vuoti». In pratica entro il 2020, promette Ca’ Farsetti, quasi 600 alloggi saranno sistemati e riassegnati. Ma per Renzo Scarpa si può fare di più e polemizza con la Colle. «Altri centri storici sono in controtendenza rispetto a noi, da Milano a Treviso, passando per Trento, vengono attuate politiche che mirano a ripopolare i centri cstorici. Il Comune di Venezia un tempo si poneva anche come garante per i contratti di locazione. Insomma, serve che il Comune non consideri il problema sfratti solo una questione tra privati ma attui politiche, specifiche», spiega il consigliere comunale. Il cinquestelle Scano in una mozione ha invece proposto «interventi di nuova edilizia residenziale a canone calmierato (il 50% di quello di mercato) in ogni area di Venezia ed isole che si renda disponibile nel tempo». E fa anche alcuni esempi: Marittima, Celestia, area Sanguinetti, S'Elena, Italgas, Cosorzio Cantieristica Minore, ex incubatore CNOMV, gli ex cantieri Lucchese e le aree ex IACP contigue a la grande area del carcere maschile a Santa Marta. «Queste aree, assieme ad altre residue, potrebbero consentire la realizzazione di almeno 2.000 alloggi da destinare a famiglie canone calmierato e con regolare bando», era la proposta. (m.ch.)