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Ambulatori chiusi per protesta «Ecco le prestazioni garantite»

Domani e giovedì sciopero dei camici bianchi, cartelli già affissi sugli studi per avvisare i pazienti Scassola: «Mi spiace per gli inevitabili disagi, ma la situazione per la categoria è pesantissima»

Domani e giovedì rimarranno chiusi gli ambulatori dei medici di famiglia, per lo sciopero indetto dai sindacati di settore contro la mancata attuazione di alcune parti del Piano sociosanitario varato dalla Regione oltre due anni fa. Non si sa ancora quanti aderiranno: in molti ambulatori sono comunque già comparsi i cartelli che avvisano i pazienti. E molti camici bianchi fanno comunque sapere che la loro attività continuerà al di fuori dei loro ambulatori.
Garantite comunque le visite domiciliari indifferibili, tra le quali i casi di lavoratori che necessitano del certificato di malattia o le persone con patologie gravi. Nel rispetto del diritto dell’assistenza del cittadino, va infatti ricordato che la categoria dei medici di medicina generale appartiene ai servizi di assistenza primaria, pertanto saranno assicurate anche le visite ai malati terminali, e quelle indispensabili nelle case di riposo o dell’assistenza domiciliare integrata. Le medicine di gruppo e di rete rimarranno chiuse ma comunque garantiranno le visite indifferibili, quelle di gruppo integrate invece rimarranno aperte ma senza medici, e con solo il personale dedicato, ma i medici saranno, se necessario, a domicilio dei malati in casi indifferibili. La continuità assistenziale chiuderà ogni tipo di ambulatorio, e darà seguito solo alle visite domiciliari, e solo per queste rilascerà certificazione di malattia. Tutte le altre prestazioni verranno rinviate al Pronto soccorso.

«Si avvicina l’ora X", sottolinea Domenico Crisarà, segretario regionale generale della Fimmg, uno dei sindacati di settore dei medici di medicina generale che aderiscono allo sciopero. «Proseguiamo tutti uniti per lanciare questo segnale forte, e con l’amarezza dell’aver discusso per giorni con la Regione senza però vedere segni tangibili alle nostre richieste. Ci sono aspetti, come il fascicolo sanitario, che in qualche giorno potevano essere risolti con una delibera. Invece nulla, solo tante parole da giugno a oggi».

Dopo questi due giorni di sciopero ampiamente annunciati, ne sono stati già messi in calendario tre consecutivi a metà dicembre, quindi quattro con il mese di gennaio 2018. Una situazione che per i medici di famiglia è diventata insostenibile, che passa attraverso la mancata apertura di decine di medicine di gruppo integrate, posti letto negli ospedali di comunità e hospice in tutta la Regione, ma anche altre attività di servizio al territorio. «Aderirò allo sciopero ma non me ne vanto, anzi, mi dispiace perché so che si potranno creare dei disagi ai pazienti, però non si può più stare a guardare una situazione pesantissima per la categoria», afferma Maurizio Scassola, vicepresidente della Federazione nazionale degli
ordini dei medici e degli odontoiatri. «Senza contare che questo sciopero causerà prima di tutto a noi qualche difficoltà. Basti pensare alle visite programmate e alle vaccinazioni antinfluenzali già fissate, e che dovranno essere recuperate o anticipate».

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