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Lo sfogo e l’orgoglio, Seno apre un caso

Un post di accusa apre il dibattito. De Checchi (Artigiani): «Come dargli torto?». E da oggi in vigore il nuovo orario invernale

Lo sfogo irrituale (affidato a un post su Facebook) sul problema del controllo dei flussi turistici a Venezia, che nessuno ha avuto il coraggio fino ad oggi di affrontare, di un manager come il direttore generale Avm, Giovanni Seno - anche a giustificazione delle critiche rivolte a Actv per la riduzione delle linee con l’orario invernale - sta facendo discutere in città. Incontrando, però, nel merito, consensi trasversali sul fatto che fino ad oggi le amministrazioni comunali passate, fino a quella presente, poco hanno fatto per controllare la situazione.

«Non c’è dubbio che Seno dovrebbe occuparsi di Actv e che il suo sfogo sulle colpe dei veneziani e degli amministratori nel non aver affrontato il problema turismo, è inusuale», commenta il segretario della Confartigianato veneziana Gianni De Checchi, «ma nel merito è difficile dargli torto. Se oggi la situazione dei flussi turistici in città è esplosa e andrà sempre peggio, i segnali c’erano da anni e non si è fatto nulla, né da parte delle amministrazioni comunali, né da parte del governo centrale, per difendere Venezia da questo fenomeno. Certo, oggi non ha più senso distinguere gli orari invernali (in vigore da oggi, ndr) di Actv da quelli estivi o autunnali, perché la stagionalità turistica non c’è più e queste limitazioni hanno solo ragioni economiche. È vero che i servizi Actv funzionavano meglio qualche anno fa, ma ciò che è cambiato è l’aumento abnorme del numero di turisti. Non ha senso pertanto prendersela con l’azienda di trasporto quando il problema è a monte e implica responsabilità precisa. Il Comune e il Governo adottino la soluzione che credono, ma è ormai innegabile che il numero di turisti escursionisti che arrivano a Venezia va limitato. Credo che anche l’Europa, per l’amore che tutti hanno per questa città, non si opporrebbe a un provvedimento di questo tipo».

«Ritenendo che anche Avm abbia le sue responsabilità», commenta la consigliera comunale del Pd Monica Sambo. «Condivido in pieno con Seno: il Comune non si batte minimamente per limitare l’afflusso dei turisti».

D’accordo anche il direttore dell’Associazione Venezia Albergatori Claudio Scarpa: «Seno ha perfettamente ragione, l’Actv non può fare più di ciò che fa, il problema è la mancanza di decisioni sul problema dei flussi turistici da parte delle passate Amministrazioni. Non ricordo un solo provvedimento serio assunto sul turismo, l’unico è stato l’imposta di soggiorno. Il piano Benevolo-D’Agostino che prevedeva la creazione dei terminal a Fusina, San Giuliano e Tessera è stato abbandonato e chiediamo di riprenderlo. A Venezia deve poter arrivare a piazzale Roma solo chi vi vive, vi lavora o vi pernotta. Gli altri devono arrivare col treno o con mezzi acquei da punti diversi. I turisti che arrivano a Venezia vanno contati - e si potrebbe farlo agevolmente con i “Big data” - e va stabilito un limite per gli escursionisti. Ci aspettiamo questi provvedimenti dalla nuova Amministrazione, a cui spetta decidere».

Infine Matelda Bottoni, segretaria dell’Unione Inquilini osserva, a proposito dello sfogo di Seno: «Che i veneziani non siano lungimiranti per nulla e si affittino l'affittabile, si aprano negozi di porcherie o attività ricettive a go go, salvo poi lamentarsi della riduzione dei servizi alla residenza, quelli legati al numero dei residenti in sostanza (sanitari, ospedalieri, commerciali, ecc.) è innegabile, ma lo disse già Montanelli lustri fa. Ma i mezzi pubblici devono sostenere la mole di residenti, pendolari e turisti, e qui mi pare i veneziani c’entrino poco: la mole insostenibile di turisti non è dovuta al piccolo proprietario o al commerciante, ma a catene di alberghi e ostelli anche in terraferma, navi e soprattutto turismo giornaliero mordi
e fuggi. La soluzione deve essere politica, non può poggiare sulla precaria coscienza del singolo veneziano, che in questo caso responsabilità ne ha ben poche. Poi, comunque, una paternale a chi si lagna ma non fa nulla per cambiare registro, ci sta».

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