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«Sparò per uccidere, 5 anni a Onichini»

Il pm chiede la condanna per il commerciante che ferì il ladro albanese durante un colpo in casa

LEGNARO. Sparò al ladro che gli aveva appena svaligiato la casa, insieme ai complici di cui non ha mai fatto il nome. Sparò per «impaurire e fermare quei banditi», aveva dichiarato in aula l’imputato, temendo avessero rapito il figlioletto. Legittima difesa? Niente affatto. Il pm padovano Emma Ferrero ne è convinta: Walter Onichini sparò a quel ladro perché voleva ucciderlo la notte del 22 luglio 2013. Ecco perché va condannato a 5 anni e due mesi di carcere per tentato omicidio. Seduto sul banco degli imputati con il volto tirato, il 35enne commerciante di carni, che all’epoca viveva in una villetta a Legnaro in via Montegrappa e ora abita nel Veneziano, ha ascoltato in silenzio davanti al tribunale di Padova che il 18 dicembre pronuncerà la sentenza nei suoi confronti. Accanto a lui, il penalista Ernesto De Toni che ha cercato di smontare la ricostruzione, insistendo sulla piena legittima difesa. E ipotizzando al massimo una legittima difesa putativa (se Onichini fosse andato oltre i limiti di legge, lo avrebbe fatto inconsapevolmente per tutelare se stesso e la famiglia). Con un invito ai giudici, in caso di condanna, a valutare bene la richiesta di risarcimento di 324 mila euro presentata dalla parte offesa, Elson Ndreca, il 25enne predone albanese che ha presentato il conto alla giustizia per essere rimasto ferito mentre svuotava l’abitazione di Onichini in piena notte.

La pubblica accusa. Onichini, in quanto esperto di tiro al piattello, sapeva colpire il bersaglio in movimento. Conclusione del pm: ha agito con dolo. Ovvero ha sparato per causare la morte di Ndreca. E in quel momento «non correvano pericoli né lui né i familiari (la compagna e il figlioletto)». Nessuna legittima difesa: il ladro, ferito grave, non sarebbe stato nelle condizioni di reagire.

La difesa. Nessuna responsabilità in capo a Onichini, ha replicato il legale. Quella notte il 35enne era in stato di choc come confermato dai carabinieri. Fu svegliato di soprassalto in casa sua, temeva il rapimento del figlioletto che dormiva nella stanza accanto, prese il fucile e sparò dalla finestra al primo piano due colpi. Tutto intorno buio. «Se avesse voluto uccidere, avrebbe sparato contro il vetro dell’auto che si muoveva» ha ribadito, ricordando che Onichini scese in cortile disarmato. E quando si accorse del ladro a terra e ferito, lo caricò in auto: «Non si sporcò la maglia, segno che il ferito ha “collaborato”. Il mio assistito voleva trasferirlo in ospedale, dopo due chilometri lo abbandonò sul ciglio aggredito da Ndreca con una forchetta». Tanti i dubbi sollevati. Tra questi: se avesse avuto l’intenzione di sbarazzarsi del ladro, il 35enne avrebbe scaricato il giovane ben più lontano da casa. E allora, piena proporzione tra offesa e difesa. Critiche alla richiesta risarcitoria: «Ndreca è pluripregiudicato, incassava 3 mila euro al mese grazie ai furti. Ora che la condanna a 3 anni e 10 mesi per il colpo a Legnaro è definitiva, risulta latitante» ha concluso, ricordando di aver denunciato l’albanese per aver dichiarato il falso in aula. Poche parole a fine udienza da parte di Onichini: «Nessuno dei ladri è in carcere. Io aspetterò la sentenza con tensione e rabbia».

Cristina Genesin