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«Parti in casa per nascere di nuovo a Jesolo»

L’iniziativa lanciata sui social da Bison sta avendo successo: invertiamo la tendenza iniziata nel 1995

JESOLO. Nascere di nuovo in casa per potersi dire jesolani doc. Dal 1995 nessuno può infatti più dire: “Sono nato a Jesolo”. Quell’anno fu chiusa definitivamente, nonostante la ribellione di Daniele Bison e Mario Pezzoli tra scioperi della fame e arrampicate sull’ospedale di via Levantina, il reparto di ostetricia. Così gli jesolani sono nati di volta in volta a San Donà, Oderzo, Portogruaro, Treviso a seconda delle scelta dei reparti da parte delle famiglie. E sulla carta d’identità non è più comparsa come città di nascita Jesolo. Oggi Daniele Bison e la sua lista civica “Jesolo” hanno lanciato una nuova campagna per poter consentire e agevolare a Jesolo il parto in casa.

Come si faceva una volta. Già una media di 5 o 6 donne lo fa ogni anno autonomamente, sobbarcandosi i costi di circa 2 mila euro. In Italia i parti in casa sono circa 5 mila all’anno, ma in altri paesi europei come l’Olanda sono molti di più. L’iniziativa è stata lanciata sui social e sta avendo successo, tra adesioni e commenti entusiastici. «Nel 1995», ricorda nostalgico Bison, «nascevano ancora a Jesolo 500 bambini. Poi il reparto fu chiuso. Da allora qui non è nato più nessuno e sarà difficile vedere riattivato il reparto anche se di certo ne sono stati tenuti aperti altri con numeri non molto maggiori. Ecco perché vorremmo lanciare questa possibilità di organizzare come un tempo il parto in casa».

In altri Paesi come l’Olanda le percentuali dei parti in abitazione sono in crescita continua. «Ci sono già diversi casi ogni anno», aggiunge Bison, «e naturalmente stiamo parlando di parti che non presentano complicazioni particolari o siano prematuri e quant’altro. Devono essere donne in condizioni normali e di salute senza complicazioni. La condizione è che ci sia un ospedale a 30 o 40 minuti di distanza massima e questo è garantito grazie alla nostra struttura sanitaria e anche quella di San Donà. Contatteremo, dunque, l’associazione delle ostetriche a domicilio per avere un supporto e dopo vedremo se l’Usl del Veneto Orientale sarà disposta ad aiutare le famiglie che sceglieranno questo tipo di parto in casa. Attualmente il parto in casa viene a costare circa 2 mila euro, ma quello in ospedale risulta anche più costoso.
Pertanto, l’Usl potrebbe organizzarsi per sostenere le spese delle famiglie senza peso eccessivo per le sue risorse. Oltretutto, con il parto in casa, l’ostetrica non si limita a far nascere il bambino, ma segue la mamma anche nel periodo successivo con visite costanti». (g.ca.)

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