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Gli stabilimenti storici di Porto Marghera saranno illuminati e colorati

Gli stabilimenti storici di Porto Marghera saranno illuminati e colorati

L’annuncio a margine della presentazione della mostra allestita a Palazzo Ducale. Brugnaro: non è un'area fantasma

MESTRE. La novità più immediata, sarà l’illuminazione notturna e colorata degli stabilimenti storici di Porto Marghera: «Dobbiamo far vedere le nostre industrie, dimostrare che esistono, che quest’area è produttiva, non un fantasma».

A margine dell’inaugurazione a Palazzo Ducale della mostra sui 100 anni di Porto Marghera (che presentiamo nelle pagine della Cultura), il sindaco Brugnaro è andato a ruota libera sui progetti grandi e piccoli che investiranno l’area.

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Eppur si muove... In mattinata, era stato in sopralluogo con Eni sulle aree dei famosi 110 ettari di Porto Marghera - 107 per la precisione - che l’azienda si è impegnata a cedere al Comune, perché vengano assegnate a nuove imprese. Nel primo pomeriggio, ha incontrato i vertici della centrale Enel di Fusina, assicurando loro che avranno - come richiesto - più cdr (il carburante ricavato dai rifiuti, fornito da Veritas) con più qualità calorica.



L’obiettivo. Il concetto base è: «Pensare a Marghera come un percorso, che attraverso il piano strategico con il governo, il piano del sindaco, gli accordi con l’Eni sulle aree da cedere per richiamare nuove industrie e imprese», racconta Brugnaro, «dia una prospettiva di lavoro concreta ai nostri giovani che pensano di andare all’estero: l’altro giorno ho portato in sopralluogo Superjet e sembra interessata. Dobbiamo tutti fare uno sforzo collettivo per diventare davvero comunità: Venezia non può limitarsi a contare i propri abitanti, lagnandosi di quanto pochi siamo rimasti, ma deve ripartire anche dalle sue periferie, come Porto Marghera, che ha grandi potenzialità di sviluppo».

Nel concreto, i progetti stanno avanzando, ma scadenze certe non ce ne sono e, soprattutto, servono i fondi per le bonifiche.

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107 ettari Eni e nuovo bando. Azienza e Comune hanno ieri concordato sullo spostamento di alcune aree del “pacchetto” che dovrà passare di mano da Eni al Comune, che intende metterlo a bando attraverso Insula: società che sembrava destinata a sciogliersi e nella quale - dice ora Brugnaro - «intendiamo far convergere l’immobiliare Ive, Vega e anche l’Agenzia dello sviluppo».

Eni ha chiesto di poter mantenere alcune aree dove è già stata realizzata la banchina contenitiva anti-inquinamento - per realizzare un impianto foto voltaico - cedendone altre con accesso diretto alle strada. Il sindaco ha dato il suo benestare.

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Naturalmente i “se” e i “quando” sono molti: quando arriveranno dal ministero i milioni attesi da anni per completare la “muraglia”, quando si arriverà al rogito per il passaggio di proprietà, come promuovere le aree differenziandole per vocazione, fare i bandi.

«Ma non si parte da zero. Porto Marghera non è un’area morta: ci sono Eni, Fincantieri, Pinkington, le officine aeronavali e altri che ringrazio. La questione del trasferimento delle navi a Marghera è in via di soluzione, come l’interramento della rete di Terna».

Capannone ai sindacati. Infine, Brugnaro ha confermato l’intenzione «di cedere alle organizzazioni sindacali il Capannone del Petrolchimico, luogo simbolo della vita e delle lotte degli operai di Porto Marghera che è giusto siano i lavoratori a gestire».

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