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Medici di base in sciopero «I pazienti sono con noi»

Ambulatori chiusi l’8 e 9 novembre, poi dal 13 dicembre se non ci saranno progressi nella trattativa. Crisarà (Fimmg): «La Regione attui il Piano sanitario»

I medici di famiglia non mollano, e se nelle prossime ore la Regione non farà passi avanti concreti nella trattativa, i sindacati di settore passeranno alla chiusura per due giorni degli ambulatori.

Da oltre un mese prosegue infatti la protesta limitata al mancato trasferimento dei dati informatici delle ricette, ma la fase due sarà quella della serrata, con ambulatori chiusi intanto l’8 e il 9 novembre, mentre dal 13 dicembre si passerà eventualmente a tre giorni la settimana su cinque, calcolando poi che già sabato e domenica i medici di famiglia non ricevono i pazienti.

«La Regione ha fatto qualche passo avanti, ha aperto al dialogo con i nostri sindacati di categoria, ed è un fatto che apprezziamo», afferma Domenico Crisarà, segretario generale regionale della Fimmg, «ma per sospendere la protesta abbiamo bisogno di passi concreti, di cambiamenti effettivi. Quali? Tutti quelli di cui stiamo discutendo da settimane. Dal percorso informatico al fascicolo sanitario, dallo sblocco delle medicine di gruppo integrate al via libera per tutti i posti letto previsti nelle strutture intermedie come gli ospedali di comunità e gli hospice. Secondo noi basta la volontà, non è difficile attuare tutto quando previsto oltre due anni fa dal nuovo Piano sociosanitario regionale».

Intanto i medici di famiglia incassano il supporto dei loro stessi pazienti, in particolare i più bisognosi di assistenza. «Ci continuano a sostenere e ringraziare perché hanno capito che stiamo protestando anche per loro», prosegue Crisarà. «Soprattutto i malati cronici che necessitano di assistenza domiciliare, e che sono quelli che in questo momenti soffrono di più la situazione e la mancanza di servizi territoriali adeguati».

Dalla Federazione degli ordini dei medici, il mestrino Maurizio Scassola che ne è il vicepresidente, osserva: «Il problema è delicato, e se siamo arrivati a questo punto è solo perché la situazione è realmente drammatica. Prima di arrivare a causare un disagio ai nostri pazienti, come la chiusura degli ambulatori, ci pensiamo parecchie volte. Spero che non si arrivi a tanto e che nei prossimi giorni si chiarisca la questione. Se il territorio non accoglie
chi ha bisogno con i servizi previsti, e se non ci sono gli investimenti necessari, il sistema non si può reggere ed è quello che sta accadendo. Se la Regione vuole dimostrare le potenzialità del sistema, deve investire soprattutto sul territorio».

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