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Truffa milionaria a Jesolo, condannati i Nardin

Sette anni al ragioniere e quattro alla moglie. Non avevano versato al Fisco i contributi e l’Iva di 31 clienti. Molti sono stati completamente rovinati. I soldi usati per fare vita extralusso

JESOLO. Sette anni di reclusione per il ragionier Nicola Nardin, quattro anni alla moglie Luisella Bozzato per le 31 truffe aggravate messe a segno dalla coppia nel periodo successivo a giugno 2010: secondo il tribunale, non hanno versato al Fisco oltre due milioni di contributi e di Iva che cittadini e società avevano regolarmente versato allo “Studionardin” di Jesolo. Con quei soldi hanno mantenuto un tenore di vita elevatissimo tra shopping pazzo, cene e antiquariato.

La sentenza. Così ha deciso ieri la giudice monocratica Claudia Gualtieri, chiudendo il primo grado del procedimento con decine di parti civili costituite. Reato estinto per avvenuta prescrizione per le truffe antecedenti il giugno 2010, mentre Nardin e Bozzato sono stati assolti dalle accuse relative ad altre due truffe (le parti offese non si sono mai presentate), al falso perché il fatto non è previsto dalla legge come reato e all’evasione fiscale perché il fatto non costituisce reato. Una condanna molto pesante, quella comminata dalla giudice Gualtieri, tenuto conto che è relativa esclusivamente al reato di truffa aggravata. Il pubblico ministero Roberto Terzo, nella sua accorata requisitoria nel corso della scorsa udienza, aveva chiesto nel complesso 9 anni e 8 mesi per Nardin, negandogli le attenuanti generiche («Non le merita, non ha mai manifestato rincrescimento né si è presentato in aula») e 6 anni e 4 mesi per la moglie.

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Le parti civili. Ai danneggiati che si sono costituiti parti civili nel procedimento, rappresentate tra l’altro dagli avvocati Renato Alberini, Victor Rampazzo, Dario Chiarenza e Alessio Bacchin, la giudice ha assegnato una provvisionale immediatamente esecutiva che nel complesso ammonta a quasi 376 mila euro, rimettendo poi la liquidazione davanti al giudice civile. Gli importi delle singole provvisionali variano dai 4.600 agli 80 mila euro. A queste cifre vanno aggiunti 10 mila euro riconosciuti dalla giudice a ciascuna parte civile come danni morali. Nardin e Bozzato dovranno anche farsi carico di tutte le spese processuali. Tra le parti civili che hanno ottenuto la provvisionale (10 mila euro) c’è anche Roberto Tegon, commerciante di Jesolo arrestato nel 2013 per usura proprio nei confronti del ragioniere, per la quale ha patteggiato due anni. Infine la giudice ha disposto l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per Nardin e per tre anni per Bozzato. Interdizione per cinque anni dalla professione per il ragioniere.

Il sequestro. Contestualmente alla sentenza, la giudice ha firmato l’ordinanza di sequestro conservativo sulla villa di Bozzato a Cavallino, oltre che sui beni mobili già sequestrati (abbigliamento e accessori per 50 mila euro), per un valore corrispondente a quello liquidato come provvisionali. Nardin è risultato non avere beni mobili o immobili intestati. Diverso è per la moglie, proprietaria di una villa che ad aprile 2013 era stata valutata 800 mila euro e che Nardin aveva cercato di vendere. «Vanno considerate le ingenti sostanze altrui che gli imputati sono stati in grado di dissipare. A ciò si aggiunga, circostanza questa emblematica, che Nardin ha già tentato in passato di vendere l’immobile intestato alla moglie», scrive la giudice, «Sussiste pertanto il concreto pericolo, desumibile dalle condotte pregresse, che gli imputati pongano in essere atti di dispersione o occultamento del patrimonio».

La difesa. I difensori degli imputati, Margherita Borgo e Lorenza Denaro Lunardon, potranno andare in appello. Se così sarà, le parti civili presenteranno istanza per fissare in tempi celeri l’udienza, scongiurando così la mannaia della prescrizione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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