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L’Ascot chiede nuove strutture ricettive

Sottomarina. Il presidente Bellemo: «Vanno pensate forme diverse dall’albergo e dal campeggio»

SOTTOMARINA . Nuove forme ricettive direttamente sulla spiaggia. A rilanciare l’idea è il presidente di Ascot, Giorgio Bellemo, che, dopo un’estate con numeri record (mediamente con un +15% di presenze sulla spiaggia), punta il dito contro quelli che sono ancora dei limiti al pieno sviluppo del settore.

«Le affluenze straordinarie», spiega Bellemo, «hanno messo a nudo la mancanza di servizi ovvero il deficit ricettivo integrativo del settore alberghiero. La gente, grazie al bel tempo, e diciamocelo, grazie alla paura di andare all’estero, ha cercato un po’ di sicurezza in casa. Ci siamo ritrovati nel ponte del 2 giugno e a Ferragosto con alberghi e campeggi esauriti. Molti altri si sarebbero fermati volentieri a dormire se ci fossero state altre disponibilità. Vanno pensate forme diverse dall’albergo e dal campeggio, la normativa vigente lo permette. Integriamo l’offerta senza offendere le altre attività, ma tutti hanno paura di toccare l’argomento. Le pratiche delle spiagge trovano infiniti ostacoli, mentre dilaga il residenziale post periodo bellico, buon per chi costruisce, ma non può essere sempre così».

Bellemo ricorda che da oltre un anno sono state presentate modifiche al piano dell’arenile e al parco attrezzato del Lungomare che fanno sintesi proprio delle nuove domande di turismo.

«Pensiamo a spiagge inclusive in collaborazione con l’Usl 3», spiega Bellemo, «ma anche al servizio di salvataggio che andrebbe rivisto tenendo conto di questi aumenti di presenze con diversa articolazione, diverse modalità operative e inclusione di altri soggetti. Non può essere a carico esclusivo dei soli concessionari. Andrebbe anche chiarito se hanno senso gli stabilimenti balneari connessi a tutti gli effetti ai campeggi o se, a normativa vigente, fatti salvi i servizi, debbano avere uno status diverso».

C’è poi il capitolo, doloroso, della continua erosione della costa. «Gli interventi di difesa ambientale vanno fatti e serve il giusto coinvolgimento dei soggetti interessati», sostiene il presidente Ascot.

«A Caorle, per esempio, i consorzi privati contribuiscono sensibilmente in termini economici. Chissà se da noi esiste la stessa sensibilità. Laddove siamo di fronte a interventi di salvaguardia ambientale riterrei di no, ma laddove si devono fare opere di riequilibrio
aziendale, ripascimenti soft, per capirci, propendo per il sì. C’è stato un incontro con l’amministrazione comunale», conclude Bellemo, «in cui gli operatori turistici hanno chiesto che venga definito un modo chiaro su quale direzione ci si vuole muovere. (e.b.a.)



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