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Fatture false, tredici a giudizio

Società fittizie costituite ad hoc in campo edilizio per eludere imposte e contributi previdenziali  

DOLO. Società fittizie costituite ad hoc per consentire ad altre società, che realmente operavano nel comparto dell’edilizia, di eludere l’imposizione tributaria e il pagamento dei contributi assistenziali e previdenziali attraverso fatture emesse per operazioni inesistenti. Un meccanismo truffaldino architettato da imprenditori veneti, di Cosenza e Caserta, con l’avvallo di un commercialista di Caserta, capace di generare una truffa da milioni di euro. A stroncarlo erano stati i finanzieri di Mirano, coordinati dal pubblico ministero Stefano Buccini che aveva chiesto il rinvio a giudizio per tutti i 22 imputati finiti nell’inchiesta.

Ieri la gup Roberta Marchiori ha accettato l’unico patteggiamento proposto - per Lulzim Berisha, 1986 di Udine, difeso dagli avvocati Stefano Tigani e Piero Coluccio, 1 anno e 6 mesi con la condizionale - disponendo il rinvio giudizio (prima udienza il 1 febbraio davanti al tribunale collegiale) per 13 imputati. Si tratta di Mathia Fattore (Fiesso, 1980), Cristian Doni (Stra, 1983), Vanessa Dalla Vecchia (Padova, 1971, irreperibile), Adriano Biasion (Piove di Sacco, 1965), il commercialista Pasquale Tamburrini (Caserta, 1970), Davide Maniero (Fossò, 1983), Sabri Hoti (Stra, 1986, irreperibile), Nehat Telaku (Rovato, 1983, irreperibile), Domenico D’Ancicco (Caserta, 1952), Andrea Biasion (Campagna Lupia, 1973), Giulio Aprileo (Chioggia), Giuseppe Di Rosa (Camponogara, 1973), Carmine Aquilante (San Cipriano di Aversa, 1967).

Per incompetenza territoriale, la gup Marchiori ha stralciato le posizioni di Leonardo Nardella (Carmignano di Brenta, 1989), Domenico Nardella (Carmignano di Brenta, 1959), Paolo Carlon (San Martino di Lupari, 1975) e Maurizio Fontana (Vigonza, 1969) inviandole al tribunale di Padova; di Paolo Reginato (Castelfranco, 1963) e Ornella Feltracco (Asolo, 1967) al tribunale di Treviso; di Giuseppe Diana (Carpi, 1973) al tribunale di Modena. Quanto alla posizione di Sergio Bolognino (Tezze sul Brenta, 1968), attualmente detenuto a Reggio Emilia per un’altra causa, è stato disposto un rinvio al 15 dicembre poiché ieri l’imputato era impegnato in un altro processo.

Al vertice della cricca, secondo la Procura, c’erano Tamburrini, Biasion, Fattore e Di Rosa, ai quali viene contestata l’associazione per delinquere. Fondamentale per la buona riuscita della truffa era l’operato del commercialista casertano che si occupava della costituzione delle società fittizie, apponeva il visto di conformità per consentire l’illecita compensazione tra crediti e debiti e predisponeva le dichiarazioni infedeli ai fini dell’Iva e dell’Irpef, consentendo così alle società beneficiarie di non pagare, o di farlo solo in parte, imposte e tributi realmente dovuti. Agli altri imputati, invece, viene
contestata a vario titolo la violazione del decreto 74 del 2000 sui reati tributari.

I difensori non hanno scelto riti alternativi: affronteranno il dibattimento in aula per dimostrare l’estraneità delle accuse mosse dalla Procura veneziana.

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