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Coin contro Coin, è scontro in famiglia sull’affitto nel megastore di Venezia 

Il nuovo contratto di locazione passerebbe da 580 mila a 3 milioni di euro. Novanta posti (e un pezzo di città) a rischio

VENEZIA. Da settant’anni è parte della storia e delle abitudini della città, ha vestito generazioni di veneziani, arredato le loro case; ormai una vita fa, ha superato i giorni bui dell’incendio e dato il nome al ponte sul quale si affaccia, che per tutti (turisti compresi), è il ponte di Coin. Ha cambiato pelle più volte, e anche nome, fino a diventare - esattamente due anni fa - Coin Excelsior, cioè Coin ma molto più fashion, con duecento marchi di tendenza e quaranta dipendenti in più.

Il futuro dello store di Rialto è ora appeso alla delicata trattativa tra la Coin srl, inquilina del palazzo, e la società Drizzly di Paola Coin, proprietaria dell’immobile, che stanno rinegoziando il contratto d’affitto in scadenza a febbraio del prossimo anno. Di mezzo c’è l’aumento del canone di locazione che dagli attuali 580 mila euro all’anno dovrebbe passare a 3 milioni di euro, cioè quasi sei volte tanto, in linea tuttavia con i prezzi di mercato della zona ma non con quanto sarebbe disposto a pagare il Gruppo.

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Su questo divario a oggi incolmabile, a fronte di una trattativa che è uscita dalla segrete stanze degli studi legali mettendo in allarme i dipendenti dello store, i sindacati hanno subito preso posizione chiedendo lumi sul destino di novanta lavoratori (in gran parte veneziani) e della loro famiglie. «Non ci sono elementi di novità» fa sapere la Coin srl, che vuole dire tutto e niente, ma soprattutto che la fase più critica della negoziazione deve ancora arrivare e, soprattutto, che mai vorrebbe andarsene dalla sua sede storica.

Sicuramente in questi due anni Coin Excelsior ha fatto un po’ di fatica a raggiungere gli obiettivi sperati; da 115 dipendenti è sceso a novanta; non tutti hanno apprezzato la riduzione dello spazio dedicato alla casa (quasi l’unico posto a Venezia dove si può comprare una tovaglia), e sicuramente non ha tratto benefici dall’apertura del vicino T Fondaco.

Ridisegnato dall'interior designer Vincenzo De Cotiis, Coin Excelsior aveva decisamente cambiato passo e filosofia (ma anche prezzi) ospitando circa duecento marchi tra cui Joseph, Lauren by Ralph Lauren, Theory, Helmut Lang, Kenzo, Isabel Marant, MSGM, Armani Collezioni e N21, e poi Marc Jacob e Zadig & Voltaire, in un rincorrersi di specchi, vetri e sedute di velluto colorato sul pavimento in resina grigia.

Eppure le migliori intenzioni c’erano tutte, quando nel settembre del 2015, dopo due mesi di lavori e un restauro costato tre milioni di euro, Coin Excelsior si mostrò alla città con spirito audace e ambizioni da Fashion week, forse sottovalutando il fatto che, tra i 27 milioni di turisti che ogni passano per Venezia, pochissimi avrebbero capito il nuovo mood.

A tutto questo si è aggiunto ora l’aumento dell’affitto che, se da una parte è irrinunciabile, dall’altra è insostenibile.

Ma è febbraio è alle porte, ragion per cui Filcams Cgil - Fisascat Cisl - Uiltucs Uil, in una nota, chiedono di fare «chiarezza al piu' presto sulla situazione ed accertarsi che non ci siano richieste di cambi di destinazione d'uso e di licenze commerciali. E’ doveroso che le parti interessate dicano ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali che situazione si prospetterà».

I sindacati chiederanno a breve l'apertura di un tavolo insieme alle istituzioni locali per salvare, oltre a novanta posti di lavoro, anche un pezzo di città.

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