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GIUDICE DI PACE a cavarzere. PAROLA AI TRE PRIMI CITTADINI 

«Difficile trasferire gli uffici»

Ferro non ci sta: una provocazione. Tommasi: ho qualche dubbio

CAVARZERE. «Se sarà possibile, ben venga. Ma ho qualche dubbio». La proposta di trasferire la sede del giudice di pace da Chioggia a Cavarzere, formulata da due consiglieri comunali di minoranza, Pasquali e Munari, incontra la perplessità del sindaco, Henri Tommasi. Il giudice di pace è un ufficio “sovracomunale”, visto che ha come ambito i tre comuni dell’area sud della Città metropolitana, i quali sono chiamati insieme a concorrere alle spese e a fornire il personale impiegatizio.

Finora non c’è un accordo sulla ripartizione dei costi e il comune di Chioggia non trova personale disponibile a lavorare in quell’ufficio. Tommasi sembra combattuto tra il desiderio di ripristinare un servizio venuto meno alcuni anni fa, e la consapevolezza degli ostacoli che potrebbero frapporsi. «Occorre capire», dice Tommasi, «se il ministero di Giustizia ci concederà di nuovo lo stabile di piazzetta Mainardi e, prima ancora, la disponibilità del Comune di Chioggia a portare il servizio fuori dal suo territorio, cosa di cui dubito». E, in effetti, la prima risposta di Alessandro Ferro, è negativa. La proposta dei due consiglieri, dice Ferro, è «una provocazione politica», e aggiunge che essa «non tiene conto delle spese degli immobili, della disponibilità del Comune di Chioggia a compartecipare alle spese per un servizio che non sarebbe più presente sul proprio territorio, oltre che della disponibilità degli altri due dipendenti necessari per il mantenimento del servizio». Conclude Ferro: «Se Cavarzere ha veramente due dipendenti disponibili a trasferirsi al giudice di pace, li metta a disposizione subito per far ripartire il servizio, senza necessità di traslochi che rallenterebbero ulteriormente i tempi di ripresa dell’attività».

A metà strada le considerazioni del sindaco di Cona, Alberto Panfilio, che avrebbe il ruolo più marginale nella definizione della questione. «Io sono sempre stato disponibile a discutere
e trovare un accordo. Per cui, dovunque si trovi la sede del giudice di pace, se va bene agli altri sindaci e se è compatibile con le risorse economiche, molto limitate, del mio Comune, mi sta bene, ma siamo agli sgoccioli del tempo concesso per decidere».

Diego Degan

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