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I ricorsi alla corte di strasburgo 

«Non so se ci sono minorenni»

Cona. Il sindaco contro il concentramento dei migranti: è incivile

CONA . «Il campo di Conetta è una istituzione incivile. Non si può definire in altro modo, infatti, una struttura che, nel 2017, obbliga 1200 persone a vivere in una tendopoli: è incivile».

Come sempre, il sindaco di Cona, Alberto Panfilio, non lesina critiche al campo di prima accoglienza che la prefettura ha imposto al suo comune dall’estate del 2015. Lo spunto, stavolta, sono i 13 ricorsi (l’ultimo presentato l’altro giorno) alla Corte europea dei diritti dell’uomo, con sede a Strasburgo, presentati da altrettanti migranti, dieci dei quali transitati per il campo di Conetta: tutti minori non accompagnati che, di fronte ai giudici europei, hanno accusato l’Italia di averli sottoposti a trattamenti inumani e degradanti a causa delle condizioni in cui sono stati alloggiati. E questo sarebbe avvenuto tra giugno e dicembre dell’anno scorso.

Oggi le condizioni di Conetta non sono ideali ma migliori di allora sì, sia come alloggi che come organizzazione degli spazi e dei servizi, grazie alla diminuzione del numero degli ospiti e ai lavori eseguiti all’interno del campo.

Ma, all’epoca dei fatti, le persone accolte nella base hanno raggiunto punte anche di 1600 unità, ammassate in tendoni di plastica, con riscaldamento inefficiente. Qui si trovavano anche donne (in numero oscillante da 20 a 40, in container separati) e minori non accompagnati. Dopo la morte, il 2 gennaio scorso, di Sandrine Bakayoko, e le proteste susseguenti, donne e minori sono stati trasferiti in altre strutture e, in seguito, quelli che arrivavano, dopo una sosta “tecnica” di 12-24 ore, venivano trasferiti in centri più adatti e protetti. E oggi? «Da molto tempo,
ormai» risponde Panfilio «la Prefettura non ci comunica i dati degli arrivi. Quindi posso solo dire che non so. So, però, che ce ne sono stati e anche sul trattamento loro riservato, è stata istituita una commissione d’inchiesta che se ne sta occupando».

Diego Degan

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