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Appello delle associazioni per riaprire Villa Soranzo

Concordia. Restaurato dieci anni fa l’immobile storico rimane ancora inutilizzato Gli artiglieri hanno scritto al governo e il Fai chiede di renderlo fruibile al pubblico

CONCORDIA. È passato più di un anno dalla lettera inviata al governo dall’associazione nazionale Artiglieri di Portogruaro, nella quale lamentando lo stato di abbandono di Villa Soranzo o Ca’ Soranzo, la segnalavano tra i beni demaniali da inserire nel “Progetto Bellezza” al fine di intervenire per poterla riutilizzare. Da quel momento a oggi nulla è cambiato, tranne il fatto che la splendida villa settecentesca affacciata sul fiume Lemene è rimasta chiusa, nonostante sia stata restaurata più di dieci anni fa con fondi pubblici.

Fino all’anno scorso, stando a quanto dichiara il presidente dell’associazione artiglieri Mario Rossi, all’interno dell’immobile affidato alla Sovrintendenza vi era un deposito di reperti archeologici dell’area concordiese in realtà solo ammucchiati, mentre ora pare siano stati spostati in un altro luogo. In effetti l’intera struttura, sottoposta a vincolo per l’interesse culturale, non è mai stata valorizzata in modo adeguato, tanto più che appartenne a una delle famiglie nobili veneziane, i Soranzo; perciò msono in molti a chiedere maggiore attenzione dei comuni interessati, Concordia Sagittaria e Portogruaro, nonché della Regione per riutilizzare la villa e renderla accessibile oltre che ai cittadini anche ai turisti. In questo senso è intervenuto anche il presidente del Fai (Fondo ambiente italiano) di Portogruaro, Angelo Tabaro.

L’ex candidato sindaco di Portogruaro alle comunali del 2010 cui ha sottolineato lo spreco legato alla non apertura di una villa squisitamente veneta, auspicando un interessamento congiunto da parte delle amministrazioni preposte, per poi dirsi aperto a un dialogo di sensibilizzazione e a collaborare con chi in futuro dovesse proporre un progetto di riqualificazione.

«Un caso analogo ed esemplare a questo proposito», ha ricordato il presidente del Fai. «è quello di Villa Venier a Mira, nel quale grazie ai lavori promossi è stato possibile recuperare il complesso e aprirlo al pubblico. È ciò che spero accada anche nei confronti di Villa Soranzo; è un peccato avere un bene così e vederlo lasciato allo scorrere del tempo».

La vicinanza del territorio alla ricerca archeologica di epoca romana è elevata, come dimostrano la collezione esposta nel Museo Archeologico Concordiese e i diversi siti di scavo nella zona. Appare chiaro, quindi, come la questione sia
delicata nella sua rilevanza e per quello che potrebbero essere le possibilità derivanti dalla conversione della villa in una meta visitabile e fruibile a chi lo desiderasse, rientrando a pieno ruolo nel circuito culturale del Veneto orientale.

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