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«Serve maggior impegno per la ricerca»

A Carpenedo appello di don Gianni ai funerali di Caterina Salin, morta di tumore. Raccolte offerte per gli studi dei 4 figli 

Centinaia di persone, molte delle quali costrette a rimanere sul sagrato, ascoltando la messa dagli altoparlanti, ieri pomeriggio nella chiesa dei Santi Gervasio e Protasio in Piazza Carpenedo. Per i funerali di Caterina Salin, morta mercoledì sera ad appena 49 anni, dopo aver combattuto due anni contro un tumore, si sono radunati i quattro figli della donna, i suoi genitori, moltissimi amici e colleghi, il gruppo scout e i compagni di classe dei ragazzi e tanti, tantissimi conoscenti. Tutti hanno voluto stringersi intorno alla famiglia in questo momento straziante. La funzione è stata celebrata dal parroco don Gianni Antoniazzi, caro amico di famiglia.

«Non è facile spiegare il senso di questi eventi, ma sono qui per portare parole di speranza», ha detto il parroco durante la funzione. «Caterina sarebbe stata ancora a lungo utile ai suoi figli e alla sua famiglia. Era una donna laboriosa e tenace, sempre sorridente, e allora perché è stata strappata tanto rapidamente alla vita? Le domande le porto nel cuore io, come voi, e non so trovarvi risposta. C’è un tempo per nascere, un tempo per amare e un tempo per morire e anch’io oggi chiedo il senso del tempo. Ma, da uomo di fede, so che in queste occasioni non posso puntare il dito contro Dio. Credo che gli uomini dovrebbero impegnare più energie per la ricerca e meno per coltivare la rabbia e alimentare la guerra. Disperdiamo tanto per giochi superficiali che ci lasciano il vuoto nel cuore». La donna aveva quattro figli di sette, quindici, diciannove e ventun anni. Il marito Pierpaolo Favaretto, urbanista e ricercatore del Coses, era morto nel novembre del 2011 a soli 48 anni, sempre per un tumore. Episodio che spinse Caterina, fino ad allora casalinga, a trovare lavoro all’Autorità Portuale, nel tempo diventata una seconda famiglia per lei.

Caterina e famiglia erano molto attivi in ambito missionario, nell’aiuto dei poveri, e presso la casa parrocchiale di Gosaldo. Un’attenzione agli altri che ieri è stata ampiamente ricambiata. «La comunità deve stringersi come una famiglia unita, provata dal dolore ma forte, per restare in piedi sulle gambe» ha sottolineato il sacerdote «E Carpenedo si è sempre dimostrato gruppo strepitoso, capace di un sostegno vicendevole». Caterina, originaria di Martellago, si era trasferita a Mestre, in Via Trezzo, nel ’95, dopo il matrimonio. «La conoscevo fin da quando era ragazza e faceva volontariato nella nostra comunità», ha ricordato
don Luigi, parroco di Martellago, visibilmente commosso. La sepoltura è avvenuta presso il cimitero di Martellago. Durante la funzione sono state raccolte delle offerte che saranno poi girate ai quattro figli di Caterina per continuare gli studi.

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