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«Vendo le sale slot a guadagnarci è soltanto lo Stato»

JESOLO. «Vendo tutto, ma è lo Stato il vero carnefice delle vittime di ludopatia». Lo jesolano Paolo Vanin è arrivato al punto di gestire, nella provincia di Venezia, fino a sette sale slot e...

JESOLO. «Vendo tutto, ma è lo Stato il vero carnefice delle vittime di ludopatia». Lo jesolano Paolo Vanin è arrivato al punto di gestire, nella provincia di Venezia, fino a sette sale slot e scommesse varie. Ora, per fine anno, venderà tutto, anche ai cinesi, perché il “gioco non vale più la candela”. Neppure per lui, il “Re delle Scommesse” il noto “Cavallo Pazzo” che da anni imperversa nel settore. Tra amicizie romane, cene con amici famosi, vita mondana, Vanin si è fatto conoscere anche per essere sempre sopra le righe.

«La ludopatia esiste, è un fenomeno diffuso, probabilmente insito nella maggior parte degli essere umani», analizza Vanin, «allora prendiamo esempio dall’Inghilterra, il Paese in cui il gioco è nato e dove tutto è regolato senza corruzione o gravi problemi. In Inghilterra si fa formazione nelle scuole, tra i giovanissimi, per insegnare loro subito i rischi che corrono se si avvicinano a un certo mondo. E funziona. Poi c’è chi gioca in un sostanziale libero mercato in cui tutto va avanti e bene, perché nella loro tradizione con decenni di esperienza alle spalle».

Vanin si è scagliato contro quei Comuni che hanno approvato regolamenti severi su orari e controlli nei locali. Una battaglia condotta con toni aspri nei confronti di molti sindaci e amministratori tra Jesolo, Eraclea, San Donà. «Iniziative inutili», dice perentorio, «che nessuno rispetta e lo si può comprendere facendosi un giro nei locali. Si vedono giovanissimi giocare, slot poste dove non dovrebbero secondo la legge e i regolamenti, ben visibili a tutti. Altro che locali appartati e separati. Per non parlare degli orari ristretti, rimasti solo sulla carta. La verità è che allo Stato va bene. Noi non guadagniamo più. Basti pensare che nelle macchinette rimane solo il 27 per cento di guadagno, e il resto va alle vincite. Di quel 27, il 19,8 per cento va allo Stato
e quello che resta va diviso tra chi porta le slot e chi le tiene nei locali. Fate voi i conti, irrisori. Allora, conclude amareggiato, «comprendo chi clona o scollega le slot e va avanti per conto suo, anche perché lo Stato in tutto questo non dà certo un buon esempio». (g.ca.)

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