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Sindaci alle urne, 35 su 44 votano sì

I primi cittadini in larga parte per l’autonomia. Pavanello (Anci): «Un punto di partenza per sbloccare la trattativa»

VENEZIA. Referendum: la quasi totalità dei sindaci veneziani è apertamente schierata per il “sì”. Qualcuno dice che andrà a votare, ma per calcolo o prudenza non si sbilancia.

La nutrita pattuglia del “sì” all’autonomia è capitanata dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro. «Domenica prossima bisogna andare a votare SI per rafforzare il ruolo del Veneto e tracciare una nuova prospettiva per un’Italia più forte» il suo ultimo tweet sul tema. Una posizione nota da tempo che aveva sollevato critiche in particolare tra chi, i promotori del referendum sulla separazione Venezia-Mestre, lo accusava di aver tradito il patto elettorale per il fatto che ostacolava quest’ultima consultazione.

«Fuori da ogni dibattito politico il referendum va analizzato come una questione amministrativa: bisogna guardare ai benefici per i Comuni» spiega decisa Maria Rosa Pavanello, sindaco di Mirano, presidente dell’Anci Veneto e vicepresidente dell’Anci nazionale «Autonomia significherebbe avere più risorse per circa 15 miliardi di euro e più competenze in 23 aree tra cui sanità, istruzione, edilizia, turismo sociale e lavoro. L’autonomia permetterebbe, inoltre, di intervenire anche sulle piante organiche dei Comuni e, quindi, affrontare la criticità del personale che oggi attanaglia molti enti. Il referendum è un punto di partenza, non di arrivo, ma ha valore legale perché è consultivo. Come detto all’Anci, oggi serve avviare questo percorso e sbloccare la trattativa».

«Andrò a votare e voterò sì». Il sindaco di San Donà, Andrea Cereser del Pd non ha esitazioni: «In questo momento storico e politico è importante avere più autonomia, credo sia giusto andare pertanto a votare e votare sì auspicando che possa essere data più autonomia alla Regione e quindi anche ai Comuni». A Jesolo il sindaco di Forza Italia Valerio Zoggia è altrettanto sicuro della sua posizione: «Vado a votare e invito tutti a votare sì. Non è una battaglia della Lega, ma di tutti i cittadini veneti per dare un segnale forte a Roma». «Il mio voto fa parte di quel “Sì critico” che i cittadini faticano a capire ma che sottolinea la convinzione che Zaia poteva avviare da tempo una trattativa anche senza referendum» commenta Alberto Polo, sindaco di Dolo «A questo punto, il mio voto favorevole serve a rafforzare una identità di Regione che deve andare ad un tavolo nazionale forte del supporto popolare. Un “sì” opportuno in ottica federalista per esprimere la contrarietà alla disparità di trattamento rispetto a Regioni confinanti. Un “sì” che speriamo Zaia sia in grado di interpretare come un rafforzamento del ruolo delle autonomie locali». Tra coloro che non si schierano apertamente, ma che recandosi alle urne contribuiranno a raggiungere il quorum, il sindaco di Mira Marco Dori, a capo di una coalizione di centrosinistra. Dori invita e propri concittadini ad andare a votare, ma non dà alcuna indicazione di voto. «I cittadini non devono mai sottovalutare il peso delle loro opinioni. Dobbiamo tutti infatti riflettere sulle autonome storiche per favorire equilibrio ed equità».

Di tutt’altro avviso il sindaco di Cona. Alberto Panfilio è categorico: «Non andrò a votare». E non rinuncia certo a motivare la propria presa di posizione. «Approvo qualunque forma di maggiore autonomia che vada a favore del cittadino» dice «ma non posso fare a meno di osservare che la Lega, al governo della Regione da tempo, al governo dello Stato per oltre 11 anni, nella seconda Repubblica, in particolare nel 2008, con Zaia ministro e Galan governatore, nulla ha fatto per concretizzare questa autonomia. Praticamente tutti i partiti vengono a chiedere conferma, oggi, di quello che già sappiamo essere una rivendicazione dei veneti: bastava che facessero un pullman e andassero a Roma, invece di spendere 13 milioni di euro per farsi dire dai cittadini quello che già sanno. Tanto più che Cona aspetta 200mila euro dalla Regione da quattro anni». Una posizione che, aggiunge, non è legata al “maltrattamento” subito da parte delle istituzioni sul problema dei profughi a Conetta. «Certo, ci hanno sempre detto che la Regione non può nulla ma, se avessero usato
una frazione della potenza mediatica messa in campo per il referendum, per difendere i cittadini veneti di Conetta, le cose avrebbero potuto essere diverse».

(Alessandro Abbadir, Giovanni Cagnassi, Diego Degan, Filippo De Gaspari, Giacomo Piran)

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