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Stalking a imprenditore, 33 mesi

Concordia. Condannato Giorgio Gobbo con il fratello Dino, accusato solo per il reato di minacce

CONCORDIA. Per il giudice monocratico Andrea Battistuzzi, Giorgio Gobbo è responsabile di stalking contro l’imprenditore della ristorazione Sante Vedovotto, che si è costituito parte civile con l’avvocato Barbara Rossetto, oltre che di violenza privata, lesioni personali, danneggiamento seguito da incendio. Per questo l’imputato, difeso dall’avvocato Rosa Parenti, è stato condannato a 2 anni e 3 mesi di reclusione. Per il fratello Dino Gobbo (avvocato Schioppa), inizialmente accusato dalla Procura di stalking, il reato è stato derubricato in minacce: il giudice ha disposto una condanna a 6 mesi anche per violenza privata.

Il pubblico ministero Giorgio Gava aveva chiesto condanne a 2 anni e 6 mesi per Giorgio e 1 anno e 3 mesi per Dino. Nella sentenza pronunciata nei giorni scorsi è stato disposto che Giorgio Gobbo rifonda i danni all’imprenditore previo quantificazione da parte del giudice civile. Intanto però dovrà versare una provvisionale immediatamente esecutiva di 7 mila euro. Per il tentativo di investimento, invece, a versare la provvisionale di 2.500 euro saranno Giorgio Gobbo e la compagnia assicurativa in quanto responsabile civile. Dino Gobbo, invece, sarà chiamato a risarcire i danni quantificati in 2.500 euro.

I fatti finiti davanti al giudice monocratico risalgono al 2009 e 2010. I fratelli Gobbo, stando alle accuse, avevano più volte inseguito in auto l’imprenditore, titolare di quattro locali nel Veneto Orientale, tra cui l’Happy Bar a Sindacale di Concordia. E poi le minacce rivolte non solo allo stesso imprenditore, ma anche alla convivente e alla figlia di Vedovotto. Dino si sarebbe puntato le dita alla tempia mimando una pistola, rivolgendosi all’imprenditore e facendo finta di sparare. Tra le altre minacce lanciate a Vedovotto, anche quella di voler rapire la figlia. Il 14 agosto 2010, mentre il ristoratore camminava a San Michele al Tagliamento, Giorgio avrebbe cercato di investire l’uomo in auto. Finito a terra, Gobbo era sceso dal posto di guida e lo avrebbe colpito con calci e pugni.

I due fratelli erano a processo anche per l’incendio della moto di Vedovotto. Le fiamme si erano propagate anche alla tettoia sotto la quale era parcheggiato il mezzo.

Secondo Vedovotto, l’origine di tutta questa escalation di stalking e violenza era legata a una vendetta, ovvero al fatto che in passato uno dei fratelli era un collaboratore stretto dell’imprenditore ed era a capo di uno dei locali. Dalle casse, però, sarebbero sparite migliaia di euro e per questo Vedovotto aveva
allontanato l’uomo. Diversa era stata la versione fornita dai due imputati, secondo cui l’imprenditore avrebbe contestato a uno di loro di frequentare fuori dall’orario di lavoro una delle dipendenti e che questo atteggiamento non sarebbe stato corretto.

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