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«Hanno abbattuto la torre ma le nostre lotte restano»

«Hanno abbattuto la torre ma le nostre lotte restano»

Lucio Sabbadin nel novembre 2009 era tra coloro che salirono a 176 metri per protestare contro la chiusura: «Quegli impianti andavano rilanciati»

MARGHERA. È andata già anche la Cv 24, la seconda e ultima torre della chimica del cloro di Porto Marghera, demolita l’altro ieri con le cariche esplosive. Ora giace sui terreni spogli dell’ex Ineos-Vinyls che fino a otto anni fa erano occupati da grovigli di tubi, autoclavi e reattori in funzione 24 ore su 24 e centinaia di lavoratori diretti e indiretti. Uno di loro è Lucio Sabbadin, tecnico ambientale e già delegato sindacale della Cgil che il 1 novembre 2009 – vigilia dell’arrivo della messa in cassa integrazione di tutti i 176 dipendenti dell’allora Vinyls di Fiorenzo Sartor che l’aveva appena acquisita dalla multinazionale Ineos per portarla poco dopo al fallimento – nel vedere il “mostro” d’acciaio abbattuto e pronto per essere sezionato e portato al ferro vecchio, mastica amaro e commenta: «Possono abbattere le torri, far sparire gli impianti, licenziare gli operai, ma non possono cancellare il passato. Le nostre lotte non si possono cancellare dalla memoria di questo territorio. E nemmeno si possono cancellare le promesse non mantenute delle multinazionali, degli imprenditori nostrani e delle istituzioni locali e nazionali che venivano a trovarci mentre noi si stava a 176 metri d’altezza sulla torre, 176 come noi cassintegrati della Vinyls che abbiano lavorato con orgoglio per una vita in quegli impianti, senza perdere di vista i nostri diritti e con una busta paga dignitosa». «Per noi lavoratori» continua Sabbadin «quegli impianti non andavano chiusi, bensì riconvertiti e rilanciati, Purtroppo, però, il governo non aveva più una politica industriale per la chimica di base e l’allora presidente del Veneto Galan voleva liquidarla del tutto per aprire le porte di Porto Marghera alla speculazione immobiliare. Insomma, ci hanno preso in giro, sottoscrivendo accordi su accordi, mai rispettati».

Per salire sulla torre – che per settimane hanno occupato, giorno e notte, l’ultima postazione della torre a 176 metri d’altezza, sotto il bruciatore della torcia che arrivava a quasi 190 metri – Lucio e i suoi compagni di lavoro e lotta dovevano scalare quasi 450 scalini e restare per giorni e giorni a quell’altezza, in preda a freddo e vertigini e sotto di loro il Petrolchimico ormai ridotto al lumicino dopo le precedenti chiusure di impianti chimici dei fertilizzanti agricoli, del toluendisocianato (Tdi), dell’Acido solforico, del nylon di Montefibre, del Clorosoda e del Caprolattame di Enichem.

«La torre Cv24 e la Cv22/23 abbattuta nel luglio scorso, per noi erano diventato il simbolo della nostra resistenza» prosegue Lucio con la voce rotta dalla commozione «Un simbolo che ci ha permesso di esprimere il nostro disagio e la rabbia per la chiusura di un ciclo produttivo, come quello del cloro, che poteva avere ancora un futuro a Porto Marghera, a patto che ci fosse stato il coraggio di investire nella chimica verde e, nel nostro caso, nei progetti per la riduzione dell’impatto ambientale delle produzioni. Invece cosa è successo? È successo che a Porto Marghera, quando ancora si faceva ricerca avanzata nel campo della chimica, era stata messa a punto una tecnologia pulita per la produzione del cloro, utilizzando le cosiddette celle a membrana. Ma questa innovazione tecnologica, che allora era all’avanguardia, è stata realizzata da altre parti, ma non qui».

Una piccola consolazione per Lucio e i suoi compagni di lavoro è arrivata lo scorso 30 settembre, quando nell’Auditorium del Centro Candiani di Mestre è andato in scena lo spettacolo –ripreso anche
dalla Rai – “Vinyls 176. Marghera vista dal cielo”, con la rock band dei Garbato e l’attore, autore e regista Filippo Vignato, ispirato alle lotte dei lavoratori dell’industria chimica che non c’è più, raccontate attraverso la musica rock e il teatro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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