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Giù anche la seconda torre Vinyls

Solo otto secondi per far cedere la torcia: il boato dell’esplosione avvertito anche in centro storico

Stavolta la carica esplosiva ha buttato giù, senza problemi e in soli otto secondi, alle 17.30 in punto di ieri, la seconda torre con la torcia (Cv 23/24) degli storici impianti che producevano cloruro di vinile monomero e plastica in pvc al Petrolchimico, in gran parte già bonificati e abbattuti. Qualche problema però l’ha creato la secca e forte esplosione, udita da Marghera fino al parco di San Giuliano e perfino in certe zone del centro storico. Esplosione che ha allarmato la popolazione. Nessuno tra Prefettura, Comune o Protezione Civile, questa volta si era premurato di avvertire i cittadini. Le cariche di esplosivo sono state posizionate dai tecnici dell’impresa specializzata incaricata (Rigato srl di Marghera) senza il supporto degli artificieri del Genio Guastatori di Udine, come era avvenuto, invece, con la prima torre (Cv 22) abbattuta solo dopo un secondo tentativo il 16 luglio scorso.

A presenziare ieri all’abbattimento della seconda torre erano presenti solo i vigili interni del Petrolchimico e i tecnici dell’Arpav. Tutta la zona è stata interdetta al passaggio di autoveicoli e persone, in via della Chimica e sull’adiacente canale industriale, dalle 16.30 fino alle 18. Tutta l’operazione di abbattimento - a cui seguirà il sezionamento della torre i cui pezzi saranno venduti e riciclati - è stata realizzata solo ieri, ultimo giorno di manutenzione degli adiacenti impianti del cracking di Versalis spa (Eni) che saranno riavviati oggi.

Con gli impianti di Versalis in manutenzione, infatti, le tubature che passano sotto l’area degli impianti del cvm-pvc erano vuote, garantendo così la massima sicurezza durante l’esplosione delle cariche posizionate alla base della torre alta quasi 190 metri. Gli impianti del cvm-pvc - passati sotto la proprietà di diverse società, dalla Montedison ad Enichem, da Evc ad Ineos fino alla Vinyls di Fiorenzo Sartor tutt’ora in procedura fallimentare - sono fermi definitivamente nel 2009 dopo le inutili lotte degli operai, saliti fin sopra la torre cv 23/24 nel disperato e inutile tentativo di evitare la chiusura senza appello. Tutti gli altri impianti produttivi e i depositi della Vinyls - esclusi due predisposti nelle operazioni di bonifica delle condutture e reattori - sono, infatti, già stati demoliti e smaltiti.

In piedi restano soltanto le palazzine degli uffici amministrativi e dei laboratori di analisi che dovrebbero essere venduti insieme ai circa 6 ettari di terreni (affacciati su via della Chimica e sulla banchina del canale Ovest) ancora da mettere in sicurezza o bonificare, a seconda dell’utilizzo che un eventuale compratore - che per ora non c’è - ne vorrà fare.

Dal prossimo dicembre per i circa 140 ex operai della Vinyls dopo ben cinque anni di cassa integrazione straordinaria e due di “mobilità”, resteranno senza un reddito e senza un posto di lavoro. Gli impianti del cvm (sostanza cancerogena) e del pvc - attivi per quasi cinquanta anni - sono stati oggetto del mega-processo per gli scarichi in laguna e le morti degli operai esposti per anni ai micidiali effetti delle fuoriuscite di cvm nei reparti.

Resta il problema di quale futuro avrà l’area liberata dagli impianti di produzione e dalle torri, ancora senza compratore, malgrado nel corso degli anni della sua agonia, si siano fatto avanti diversi investitori e imprenditori - da prima di un fondo d’investimento del Qatar e poi da un altro fantomatico fondo d’investimento Svizzero, fino all’Oleificio Medio Piave che s’era perfino impegnato a riassumere tutti i dipendenti della Vinyls - senza mai concretizzare nessun progetto d’acquisto e di riutilizzo dell’area.

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