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La Pilkington riparte, lacrime di gioia

La giapponese Ngs Group torna a investire in Italia: ieri è stato riavviato il forno che era stato chiuso cinque anni fa

Cinque anni e mezzo fa le lacrime per il drammatico annuncio della chiusura del forno della Pilkington a cui seguirono quaranta dimissioni volontarie e pensionamento che hanno ridotto i dipendenti da 250 a 134, tutti messi in cassa integrazione per un lungo periodo con contratti di solidarietà e molti sacrifici.

E ieri, nello stesso stabilimento in via delle Industrie della Pilkington – dove si producono vetri speciali per l’edilizia – sono arrivate altre lacrime, stavolta di gioia dei dipendenti in cassa integrazione rientrati al lavoro.

Commossi anche i rappresentanti dei 57 stagisti sotto i 29 anni di età che saranno assunti, il capo esecutivo europeo di Nsg Group, Christian Quenett e il direttore generale Graziano Montevecchio che ha aperto la cerimonia di riaccensione del forno “float” , alla presenza del sindaco Luigi Brugnaro e l’assessore Simone Venturini e del governatore Luca Zaia, affiancato dagli assessori Elena Donazzan e Roberto Marcato. Una inversione di rotta voluta dal gruppo industriale giapponese Nsg che controlla la Pilkington spa e possiede strutture commerciali in 130 paesi e 49 forni “float” nel mondo in grado di realizzare oltre 6,4 milioni di tonnellate di vetro all’anno occupando un totale di 36.000 dipendenti. Nel febbraio scorso, visti i segni di ripresa economica, ha deciso di tornare a investire in Italia un totale di 29 milioni, dei quali di cui 4,5 garantiti da agevolazioni ministeriali e cofinanziamenti regionali. Per lo stabilimento di Porto Marghera sono stati stanziati 14,5 milioni di euro, (i restanti sono finiti in quello gemello di San Salvo, in Abruzzo) per il riavvio del forno “float” iniziato ieri con l’obbiettivo di arrivare, nel giro di tre settimane alla ripresa della produzione di vetri speciali.

«Il riavvio della Pilkington nel Centenario di Porto Marghera» ha sottolineato il sindaco «è il frutto di un lavoro fatto insieme ai sindacati, grazie al quale abbiamo dimostrato che le attività industriali a Venezia non muoiono a causa del turismo». Il governatore Luca Zaia ha parlato di «un segnale importante e positivo, frutto delle politiche attive del lavoro e della reindustrializzazione di Porto Marghera».

Soddisfatti anche i segretari dei chimici di Cgil, Cisl, Uil veneziane, che hanno però ribadito le loro preoccupazioni per l’incompatibilità del progetto dell’Autorità Portuale e del Comune che vogliono portare le grandi navi da crociera a Porto Marghera, proprio nella Prima zona industriale dove sono attive molte altre industrie come Fincantieri e la Bioraffineria Eni.

«Per anni lo stabilimento veneziano della Pilkington è stato in pericolo» ha aggiunto Maurizio Don, della segreteria nazionale dei chimici della Uil «Ma oggi le condizioni di sinergia che si sono create fra tutti gli attori locali e nazionali, ed un robusto apporto di ammortizzatori sociali, hanno consentito di far partire la produzione.

Peccato che Brugnaro e Zaia, nei loro interventi, non hanno ricordato quanto importante sia, per continuare il rilancio di queste aree, lo status di Area di crisi complessa che tanto servirebbe per un ripresa di tutte le attività industriali a Porto Marghera e nell’intera città».

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