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Buste a pagamento, l’ira dei clienti

Si pagheranno anche quelle usate per pesare i prodotti. Dovranno essere biodegradabili e costeranno fino a 10 cent l’una. «Un’altra tassa sui nostri acquisti» 

MESTRE. In arrivo un altro rincaro sul costo della spesa. Dal prossimo primo gennaio i consumatori si troveranno a pagare anche le buste leggere, quelle usate per imbustare frutta e verdura, ma anche carne, pesce, prodotti di gastronomia e panetteria.

La legge di conversione del decreto legge Mezzogiorno ha infatti imposto che anche i sacchetti più leggeri presenti al supermercato dovranno essere biodegradabili e compostabili, allo scopo di aumentare sempre più l’utilizzo di materiale riciclabile.

Dopo la sostituzione delle buste della spesa in plastica con quelle ecologiche, avvenuta nel 2011, ecco un’altra soluzione per l’ambiente, che tuttavia ricade ancora una volta sul consumatore. Il prezzo di ciascun sacchetto, seppur non ancora fissato ufficialmente, dovrebbe ammontare dai 2 centesimi fino a un massimo di 10. Un costo non da poco, considerando che ogni prodotto, avendo un prezzo diverso, dovrà essere imbustato nel proprio sacchetto. I supermercati che non rispetteranno la legge saranno tenuti al pagamento di sanzioni salate, da un minimo di 2. 500 euro addirittura fino 100. 000 euro, qualora la legge venga violata utilizzando un gran numero di borse di plastica, o se i sacchetti non a norma avranno un valore superiore al 10% del fatturato del trasgressore.

Mancano ancora più di due mesi alla data fatidica, ma i clienti dei supermercati sono già sul piede di guerra. Che si vada da Pam, Metà e Interspar in Corso del Popolo o all’Alì di via Piave. «È un’altra truffa dello Stato, che ricade ancora una volta sulla gente comune», ha affermato indignato un consumatore. «Sono favorevole alla ricerca di una soluzione ambientale per diminuire il consumo di plastica. Ma perché la soluzione è sempre quella di gravare sui consumatori?». E un’altra signora cita esempi più virtuosi. «In montagna i sacchetti biodegradabili sono una realtà consolidata, ma nessuno li fa pagare».

A questo si aggiunge la voce arrabbiata di chi vede nella legge un modo per alimentare la crisi delle famiglie: «Lo Stato vuole portarci ad abolire la spesa. Le famiglie hanno già subito il rincaro delle frutta e della verdura, questa è l’ennesima vergogna». Un trend in disaccordo con il rapporto di ricerca integrato “I sacchetti biodegradabili per il reparto ortofrutta” realizzato da Ipsos Public Affairs, che vede il 58% degli Italiani favorevoli all’introduzione dei sacchetti biodegradabili. Tra questi un ragazzo che ieri faceva la spesa all’Interspar. «Trovo del tutto giusta questa legge, dal momento che ogni progresso ha il suo costo. Se vogliamo fare davvero qualcosa per l’ambiente, non possiamo pretendere che ciò sia gratis. Il pagamento di pochi centesimi non credo influisca così tanto sul costo complessivo della spesa». Una voce in accordo con quanto affermato da Marco Versari, presidente di Assobioplastiche: «Con questa legge giunge alla sua naturale conclusione un percorso virtuoso nel settore della bioeconomia e dell’economia circolare, che fa dell’Italia un modello per tutta l’Europa». E ha aggiunto: «Questa è l’Italia di cui dobbiamo andare fieri: l’Italia che innova all’insegna di nuovi paradigmi produttivi in grado di coniugare ambiente e sviluppo, protezione del capitale

naturale e creazione di posti di lavoro». Affermazioni che, tuttavia, contrastano con l’amaro in bocca lasciato ai consumatori, di cui è causa la difficoltà di trovare un equilibrio tra la loro tutela e il rispetto dell’ambiente.

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