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Arsenale, manca un progetto strategico

A quattro anni dal passaggio di proprietà al Comune presentati schede e rilievi aggiornati. «Un destino tutto da scrivere»

VENEZIA. Arsenale dimenticato. Centinaia di milioni di soldi pubblici spesi negli ultimi decenni per i restauri delle Tese e delle Galeazze, delle Corderie e delle Artiglierie. Progetti di rilancio che si inseguono da trent’anni a questa parte. Ma a parte il Mose e le paratoie ai Bacini, la Biennale alle Corderie, Gaggiandre e nella parte monumentale di sud-est, null’altro si muove dentro l’Arsenale, se si eccettuano gli eventi organizzati dalla società Vela. Il grande complesso monumentale, che occupa circa un sesto della città, è passato in proprietà al Comune, il 6 febbraio del 2013. Ma il suo destino non è ancora scritto.

Un passo avanti importante è fatto ieri a palazzo Ducale. Istituzioni e soggetti interessati riuniti intorno a un tavolo in sala del Piovego per presentare il volume curato dal docente Iuav Stefano Rocchetto. Che per la prima volta raccoglie schede e rilievi aggiornati dell’Arsenale, lavori ultimati e idee realizzate o mai concretizzate. “Progetti e destino, storia e trasformazioni recenti dell’Arsenale di Venezia”, il titolo. «Una grande inedita banca dati», la definisce il direttore del Dipartimento culturale del progetto, l’ex rettore Iuav Carlo Magnani, «processo di sviluppo della conoscenza della percezione dell’intero e delle sue parti, più che un conflitto eterno tra poteri di enti e istituzioni pubblici incapaci di dar forma e strutture gestionali a un progetto che non può che essere di lungo periodo».

Polemica nemmeno tanto velata con chi (il Comune in primis) non riprende un discorso interrotto nel 2013. «Lo scopo di questo studio», spiega il professor Stefano Rocchetto, che con Monica Bosio, Tommaso Fornasiero e Valentina Gambelli ha curato il lavoro, «è quello di dare ai decisori tutti gli elementi per avere un quadro completo e aggiornato della situazione. Partendo dal fatto che l’Arsenale è un sistema complesso, e va gestito in modo unitario, cosa che fin qui non si è fatta. E il venir meno della sua funzione militare impone scelte di ampio periodo, legate alla fruizione pubblica». Ecco allora la Marina militare, che gestisce la parte storica di Nord Ovest. «Noi facciamo il nostro dovere e andiamo avanti», dice Cristiano Patrese, autore del progetto del Museo del mare con l’ammiraglio Pagnottella, qualche anno fa, «e adesso inauguriamo i restauri della Torre della Campanella, oltre al lavoro dell’Istituto di Studi militari marittimi. Insomma teniamo viva la parte di Arsenale che ci è stata affidata». Il passaggio di proprietà, realizzato quattro anni fa, non ha cambiato nulla. «L’Ufficio Arsenale non esiste più», dice Claudio Menichelli, tecnico della Soprintendenza e curatore del lavoro, «noi proviamo a dare il nostro contributo». «La letteratura sull’Arsenale si era fermata agli anni Ottanta», spiega l’ex soprintendente Renata Codello, firmataria nel 2013 della convenzione con Iuav e Comune che ha dato origine all’opera, «con gli studi di Ennio Concina e Giorgio Bellavitis. Con questo volume si offre lo stato della ricerca dei restauri. E si documenta il lavoro che la Soprintendenza ha fatto a fianco del Magistrato alle Acque per il recupero degli edifici». Decine di milioni spesi per il recupero delle Tese della Novissima e delle Galeazze. Restauri modello come quello del capannone di Thetis, e più di recente per la sede del Consorzio Venezia Nuova e del Cnr, la Tesa 105 affidata al Comune, il restauro della Torre di Porta Nuova e l’apertura del giardino delle Vergini. Un lavoro meritorio che manca di uno sbocco strategico. Con l’apertura alla città degli storici spazi, il vero motivo per cui il Comune aveva ottenuto dal governo

la proprietà. Ma il progetto Arsenale è ancora all’anno zero. Non mancano i progetti, e nemmeno i soldi. Ma una guida unitaria che sappia valorizzare al meglio la più grande “fabbrica” d’Europa, inventata dalla Serenissima Repubblica.

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