Quotidiani locali

Vai alla pagina su I cento anni di Porto Marghera
Ilva, operai in assemblea. Rischio corteo in via Righi
LA VERTENZA

Ilva, operai in assemblea. Rischio corteo in via Righi

Ieri lo sciopero ha paralizzato il terminal logistico in via Molo dei Sali a Marghera Nuove iniziative di lotta contro i tagli della cordata Arcelor Mittal e Marcegaglia

MESTRE. Quello di ieri è stato solo il primo sciopero dei dipendenti dell’Ilva contro il piano della nuova proprietà della più grande acciaierie europea, che occupa 14 mila lavoratori in Italia, il cuore produttivo a Taranto e siti in varie parti d’Italia compreso il sito logistico di Porto Marghera con la sua banchina portuale dove sono occupati 80 dipendenti diretti e altre decine dell’indotto.



Stamattina, nella sede dell’Ilva in via Molo dei Sali a Marghera, è in programma un’assemblea generale che potrebbe decidere uno sciopero immediato con tanto di corteo in via Righi con i possibili conseguenti disagi per la circolazione stradale da e per piazzale Roma. A Porto Marghera, come prevede il piano della nuova proprietà (la società Am Investco Italy, formata dalla cordata Arcelor Mittal e Marcegaglia) che ieri è stato apertamente criticato anche dal ministro dell’Economia, Carlo Calenda, degli 80 occupati diretti attuali, 35 resterebbero alle dipendenze della “bad company” (la vecchia Ilva) e i restanti 45 verrebbero licenziati e subito riassunti, ma con tutti i diritti sindacali azzerate (comprese le tutele dell’articolo 18 sui licenziamenti), come pure gli scatti di anzianità e i benefici acquisiti nel tempo con gli integrativi aziendali. L'Ilva è stata un'industria protagonista dello sviluppo di Venezia, a partire dagli anni Venti del '900, dopo la fondazione di Porto Marghera promossa nel 1917 dall’imprenditore veneziano Giuseppe Volpi poi diventato ministro di Benito Mussolini. Nel 1920 si chiamava Società Cantieri Navali e Acciaierie di Venezia, nel 1929 è diventata Ave (Acciaierie di Venezia) e , infine, solo nel 1931 è passata sotto Ilva Alti Forni e acciaierie d’Italia.

Prima della seconda guerra mondiale la produzione dell’acciaieria a tre forni elettrici di Porto Marghera raggiungeva le 1.500 tonnellate l mese e impiegava 1.600 lavoratori, ridotti a 1.100 nel Dopoguerra e lo stabilimento gravemente colpito dai bombardamenti. L'Ilva riprese le attività diventando l’industria di Porto Marghera con il maggior numero di addetti, con un picco di 1.700 operai occupati. Successivamente i forni dell’Ilva di Porto Marghera furono spenti e nel corso degli anni gli organici sono stati drasticamente ridotti e il sito è diventato, sostanzialmente, uno scalo commerciale dell’acciaio prodotto nel grande stabilimento dell’Ilva di Taranto. Nel 1920 Società si chiamava Cantieri Navali e Acciaierie di Venezia, nel 1929 è diventata Ave (Acciaierie di Venezia) e solo nel 1931 è passata sotto Ilva Alti Forni e acciaierie d’Italia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

I COMMENTI DEI LETTORI

TrovaRistorante

a Venezia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista