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Un calvario dopo l’operazione vanno a giudizio due medici

Cavallino. La donna si era fatta operare per ridurre uno stato di obesità patologica, ma subito dopo era entrata in coma rimanendo in ospedale a Padova per un anno. Chiesto un risarcimento milionario

CAVALLINO. L’intervento chirurgico di sleeve gastrectomy per ridurre uno stato di obesità patologica si trasforma in un calvario: due medici della Clinica chirurgica 1 del Policlinico di Padova a giudizio per lesioni colpose, mentre è già partita la causa civile con la maxi richiesta di risarcimento da quasi un milione di euro.

Protagonista del caso, Mariella Seno, 59 anni di Cavallino Treporti, che nell’ottobre del 2013 si era sottoposta all’operazione in laparoscopia. Ma poche ore dopo la dimissione, era stato necessario un secondo ricovero, sempre all’ospedale di Padova, visto che la paziente aveva la febbre molto alta e poi era entrata in coma. La donna era tornata in sala operatoria solamente a metà dicembre e poi per altre quattro volte, con dimissione a settembre 2014, a quasi un anno dal ricovero. Il tutto con notevolissime ripercussioni sulla vita di Mariella Seno che da allora ha perso la propria autonomia, necessita di assistenza ed è stata collocata anticipatamente a riposo per inabilità permanente al lavoro dopo anni di lavoro come dipendente dell’ex Usl 12. Ma le ripercussioni hanno interessato anche il marito e il figlio che sono stati a fianco della donna nei lunghi mesi in ospedale, durante la riabilitazione e anche ora.

La Procura di Padova aveva al tempo aperto un’inchiesta nel corso della quale erano stati effettuati approfondimenti con i periti ed esaminata una ingente mole di documentazione clinica. Ora il pubblico ministero padovano Sergio Dini ha firmato il decreto di citazione a giudizio per Mirto Foletto, 53 anni di Padova, e Luca Prevedello, 41 anni residente a Vigonza, entrambi medici in servizio alla Clinica chirurgica 1 del Policlinico di via Giustiniani che avevano avuto in cura la donna. La prima udienza davanti al giudice monocratico è fissata per il 15 marzo 2018. Gli imputati sono difesi dall’avvocato Lorenzo Locatelli, mentre la donna e i familiari dall’avvocato Giorgio Caldera. Nell’imputazione si legge che i due medici «agendo con imprudenza, negligenza e imperizia, sottovalutavano i sintomi (perdurante stato febbrile, continua fuoriuscita di materiale purulento dai drenaggi perigastrici) che avrebbero dovuto indurre a diagnosticare una complicanza peritonitica susseguente alla formazione di una fistola gastrica».

Secondo il pubblico ministero, «il ritardo diagnostico-terapeutico comportava una vasta infezione, choc settico e conseguente sofferenza anossica cerebrale, con malattia probabilmente insanabile».

Sul fronte civilistico, intanto, il tentativo obbligatorio di componimento
stragiudiziale della vertenza con la struttura sanitaria è fallito. Per questo, sempre con l’avvocato Caldera, la donna ha intentato la causa con la richiesta di risarcimento di quasi un milione di euro. La prima udienza è fissata per l’11 gennaio 2018.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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