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indagati sei medici dell’angelo 

Luigina è morta per un problema cardiaco

Autopsia sulla 64enne deceduta al pronto soccorso. Attesi i risultati dei prelievi istologici

MESTRE. Ad uccidere il 21 settembre Luigina Di Pol, 64 anni, mentre si trovava al pronto soccorso dell’ospedale all’Angelo di Mestre - dove si era presentata in stato confusionale anche 24 ore prima, il 20 settembre, salvo essere dimessa con la prescrizione di una visita psichiatrica - è stato certamente un anomalo funzionamento del suo cuore.

Questo è il primo punto fermo fissato dall’autopsia coordinata ieri dal medico legale Antonello Cirnelli, su incarico della pubblico ministero Lucia D’Alessandro che ha indagato i sei medici del pronto soccorso che in quelle 48 ore hanno avuto contatto con la donna. Stabilire quale tipo di patologia si sia rivelata letale e soprattutto se i medici l’abbiano riconosciuta come tale e abbiano fatto il possibile per evitare l’esito fatale, sarà oggetto delle analisi sui tessuti prelevati ieri insieme al cuore, che richiederanno alcune settimane.

Nel frattempo, la Procura potrà ora restituire il corpo della signora al marito e ai figli per l’ultimo saluto.

È stata un’autopsia molto affollata, quella di ieri, dopo che in mattinata il medico legale Cirnelli aveva chiesto di essere affiancato anche da un cardiologo, tanto che la Procura ha così nominato come consulente anche il dottor Cosimo Perrone. Il che ha prodotto a catena la nomina non solo di medici legali, ma anche di specialisti in cardiologia da parte degli avvocati dei sei medici indagati e della famiglia della signora Di Pol, che con la propria denuncia ha dato il via alle indagini. Se vi sia stata negligenza e, se sì, da parte di quali medici, sarà l’esito degli esami sulle cause della morte ad indicarlo.

La donna era stata accompagnata dal marito al pronto soccorso dell’Angelo già il 20 settembre: secondo una nota dell’Usl 3 aveva però rifiutato il percorso diagnostico che le era stato prescritto ed era andata a casa. Salvo tornare il giorno dopo - in stato totalmente confusionale - accompagnata dal figlio, morendo a due ore e mezzo dall’arrivo, mentre era sottoposta alle analisi. «Non ha rifiutato alcuna terapia», replica l’avvocato della famiglia Andrea Niero, «semplicemente il primo giorno - anche se la signora era visibilmente confusa, alterata, pur stando bene fino al giorno prima
- al pronto soccorso le era stata prescritta una visita psichiatrica e la famiglia aveva deciso di rivolgersi al Centro di salute mentale per evitare spese. Ma non ci sono stati esami o accertamenti, anche se la signora stava male in maniera evidente già il 20». (r.d.r.)



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