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IL PASSANTE VERDE

Cinquemila alberi, ecco le piantumazioni

Da fine ottobre l’intervento di Cav nei comuni di Mirano e Mogliano. Si parte con sette ettari, trattative con gli agricoltori per tutto il tracciato

VENEZIA. Salici e pioppi, circondati da rose canine o sambuchi. Entro la fine di ottobre, probabilmente il 20, riprenderà forma con la piantumazione di 5 mila nuove piante il progetto del Passante verde, il sistema di fasce alberate a lato dei 32 chilometri dell’autostrada gestita da Cav.

Il progetto del Passante verde 2.0
Il progetto del Passante verde 2.0

Passante che ha liberato la tangenziale di Mestre, da decenni sotto pressione, e allo stesso tempo aperto una ferita in un territorio che comprende 12 comuni tra Veneziano (Pianiga, Mira, Mirano, Spinea, Martellago, Salzano, Scorzè e Quarto d’Altino) e Trevigiano (Casale sul Sile, Zero Branco, Preganziol e Mogliano). Un primo intervento era stato fatto nei mesi successivi all’inaugurazione, nel febbraio del 2009, una minima parte di quanto promesso in fase di realizzazione dell’opera. Sono inoltre stati realizzati alcuni parchi urbani - ad esempio a Mirano, Martellago o in via Roette lungo la strada Zermanese - ma molti alberi e molte piante sono morte.
La prima fase. In questa nuova fase del progetto Passante Verde 2.0 - così è stato chiamato da Cav - l’intervento riguarderà un’area di quasi sette ettari, già di proprietà della concessionaria autostradale. Il maggior numero di piante troverà spazio a Vetrego (Mirano) e Bonisiolo (Mogliano). Il modello di riferimento dell’intervento, realizzato con la collaborazione di Veneto Agricoltura è quello dell’azienda pilota Diana di Mogliano dove sono stati pensati i “moduli” verdi. Immaginando le aree di intervento come dei rettangoli allineati lungo l’autostrada, lungo i lati saranno piantati gli arbusti (pruni, sambuchi, pallon di maggio, scotani, salici rossi e cinerei) a una distanza di due metri l’uno dall’altro e che potranno raggiungere un’altezza di 3 o 4 metri, mentre nell’area centrale salici e pioppi, più alti di alcuni metri.


Mitigazione e biomasse. Fasce boscate con un doppio obiettivo. Da un lato mitigare rumori e smog causati dal traffico (in aumento) del Passante di Mestre come richiesto da tempo dalle comunità che abitano lungo l’autostrada. Dall’altro produrre reddito attraverso l’utilizzo del legno della parte centrale delle fasce verdi con la potatura parziale degli alberi per la produzione di biomasse legnose. «È un modello che può funzionare», spiegano da Veneto Agricoltura e Cav, «e che può essere interessante anche per i proprietari dei terreni agricoli lungo il tracciato del Passante». La spesa iniziale per l’operazione che scatterà tra due settimane è minima, circa 50 mila euro, ma l’obiettivo di Cav è di estendere questo tipo di intervento su 400 ettari, così da creare fasce alberate di 40 metri di profondità da ambo i lati dell’A4.
Il patto con gli agricoltori. Per poterlo fare davvero però Cav dovrà cercare di convincere i proprietari delle oltre cento aziende agricole in cui si coltivano cerali o soia e che - a differenza dei viticoltori o dei produttori di ortaggi - potrebbero essere interessati all’accordo. Rinunciare alle produzioni, ospitare e prendersi cura delle fasce verdi - dalla quali poter ricavare reddito anche dalla produzione di biomassa - in cambio di un canone, una sorta di affitto, pagato da Cav dal giorno della stipula del contratto fino alla scadenza della concessione, al 31 dicembre del 2032. Trattative in corso, in attesa di un punto di equilibrio che soddisfi entrambe le parti. «Realizzare un bosco piuttosto che un parco sarebbe vantaggioso anche per noi», spiegano da Cav, «perché i costi di manutenzione non sono paragonabili. Sarebbe impensabile procedere con gli espropri: i costi sarebbero troppo alti».
L’Unione Europea. In passato Cav aveva anche provato a raccogliere un po’ di fondi a Bruxelles, tramite il progetto Forest-In nell'ambito del programma Life, una linea di finanziamento progettata dalla Commissione europea per agevolare interventi sull'ambiente, con cofinanziamenti variabili tra il 60 e l'85% del progetto. La proposta Cav prevedeva un cofinanziamento di 2.6 milioni di euro per realizzare una serie di interventi di mitigazione. Bruxelles, pur approvando il progetto, aveva risposto picche: perché Cav non aveva presentato un master plan dettagliato, perché non era in possesso di tutte le aree sulle quali voleva intervenire, e perché - aveva fatto capire Bruxelles - il progetto aveva bisogno di essere ampliato, non poteva riguardare solo un pezzettino della provincia di Venezia.


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