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Sette chili tra coca e marijuana condannato a 7 anni e 8 mesi

Scorzè. Aleks Molla, albanese di 38 anni, nascondeva la droga in due borsoni che teneva in garage Sul mercato gli stupefacenti sequestrati dalla polizia potevano valere più di 400 mila euro

SCORZÈ. La droga – 3 chili e 100 grammi di cocaina e 3 chili e mezzo di marijuana per un valore totale stimato di circa 400 mila euro – era nascosta in due borsoni nel garage di un appartamento a Gardigiano. Il carico di stupefacente era stato individuato dagli uomini della Squadra Mobile di Venezia. In manette, lo scorso marzo, era finito Aleks Molla, albanese di 38 anni. Per lui l’accusa era di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini dello spaccio. Ieri l’uomo, difeso dall’avvocato Alessandra Nava, è comparso davanti al giudice per l’udienza preliminare Gilberto Stigliano Messuti per il processo con rito abbreviato che consente, in caso di condanna, uno sconto di un terzo della pena. Pesante la condanna decisa dal giudice: 7 anni e 8 mesi di reclusione, a cui si aggiungono 20 mila euro di multa. «Faremo appello», preannuncia il difensore. Dal giorno dell’arresto, Molla si trova in carcere a Santa Maria Maggiore ma l’avvocato ha presentato istanza di scarcerazione, proponendo gli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico, su cui il giudice dovrà pronunciarsi nei prossimi giorni.

A far scattare il blitz della polizia erano state varie segnalazioni arrivate dai residenti che raccontavano di un viavai sospetto verso l’abitazione dove Molla viveva con la moglie e la madre. Nel garage – che in un primo tempo, incalzato dai poliziotti, l’albanese aveva negato di avere in uso – era stato rinvenuto il deposito di droga pronta per essere piazzata agli assuntori. Un carico che era stato nascosto nei due borsoni stipati in garage.

Solo per quanto riguarda la cocaina, si stima che dal quantitativo rinvenuto potessero essere ricavate circa 2.400 dosi. Era stato trovato nelle disponibilità del 38enne anche tutto il kit per il confezionamento e la pesatura dello stupefacente, oltre che un cellulare. Davanti alla giudice per le indagini preliminari Barbara Lancieri per l’udienza di convalida dell’arresto, Molla aveva scelto di stare in silenzio e non fornire alcun elemento sui canali di provenienza del carico di stupefacente, né sulle piazze a cui era destinato.

Nel corso delle indagini, coordinate dalla pubblico ministero Antonia Sartori, la polizia aveva inoltre rinvenuto un’arma nell’armadietto che Molla aveva in uso sul posto di lavoro.
Ieri la condanna dell’albanese a 7 anni e 8 mesi di reclusione. Ma la vicenda giudiziaria è lontano dalla conclusione visto che all’orizzonte il difensore di Molla ha già prospettato il ricorso in Corte d’Appello con l’obiettivo di ridurre la pena.

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