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Servizi in crescita, arretra l’industria

Il segretario Bizzotto lancia una nuova proposta: «Puntiamo sui giovani, serve un tavolo metropolitano per l’innovazione»

«Sotto i nostri occhi si sta sviluppando un processo di profonda trasformazione del mercato del lavoro e delle professioni. Un cambiamento che la crisi iniziata nel 2008 ha contribuito ad accelerare e che un sindacato che vuole ancora rappresentare i lavoratori deve cogliere nel proprio territorio e governare insieme alle forze imprenditoriali per attivare i meccanismi di formazione necessari e per garantire diritti e tutele». È questo, in estrema sintesi, il nuovo percorso della Cisl veneziana tracciato ieri dal segretario generale, Paolo Bizzotto, al Consiglio generale tenutosi nell’auditorium della Cittadella dell’Edilizia, a Marghera, dal titolo significativo: “Innovazione e cambiamenti, opportunità di lavoro nella Città metropolitana di Venezia”. Una riunione del massimo organismo dirigente della Cisl veneziana fuori dai soliti schemi, con molti invitati esterni, sul pulpito, oltre ai sindacalisti.

Al dibattito sono intervenuti, infatti, Tiziano Barone di Veneto Lavoro che ha presentato un dettagliato report, pieno di dati aggiornati al mese scorso, sulle trasformazioni delle professioni e del mercato del lavoro provinciale; Annamaria Pretto referente del ministero dell’Istruzione che ha parlato dell’importanza dei progetti di “alternanza scuola-lavoro” che permettono ai giovani delle scuole medie superiori di conoscere da vicino il mondo del lavoro che dovranno affrontare; ed è intervenuto perfino un rappresentante delle normali controparti del sindacato, l’imprenditore Graziano Pizzolato, direttore generale di Piemme sas di Salzano attiva da più di 35 anni. Per capire il processo di cambiamento in atto nel mondo del lavoro i dati resi noti ieri sono molto chiari.

Rapporti di lavoro. Innanzi tutto, il plafond dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato è ancora all’84%, ma la stragrande maggioranza delle nuove assunzioni oggi sono a tempo determinato. Nel 2008, punto di massima espansione occupazionale in provincia di Venezia, il totale degli occupati era 353.800 (dipendenti e indipendenti), ridotti a 330.000 a fine 2013 e dall’anno successivo in recupero fino ai 354 mila del 2016 (mille in più del 2008) con un tasso di occupazione pari al 64,1% e un tasso di disoccupazione che nel 2007 era di appena il 3% e poi in crescendo fino ad arrivare al 9,4% nel 2013 per poi riprendere a ridursi fino al 7% dell’anno scorso, lo 0,2% in più della media del Veneto.

Qualità dell’offerta. Nel frattempo è cambiata anche la qualità dell’offerta di lavoro: nel settore industriale Venezia dal 2008 al 2015 ha registrato 17 mila posizioni di lavoro in meno, in leggero recupero a fine giugno 2017, con un bilancio comunque negativo: 14 mila posti di lavoro in meno, a fronte di una forte crescita che ha interessato, invece, il settore terziario (servizi alle persone e alle imprese) in continua espansione, arrivato a segnare alla fine del giugno scorso un saldo positivo di 22.815 unità lavorativa rispetto al 2008.

Governare il cambiamento. «Dobbiamo avere la capacità di cogliere la sostanza di questo profondo cambiamento tutt’ora in atto anche nel nostro territorio per governarlo» ha sottolineato il segretario della Cisl, Bizzotto «Dobbiamo ricercare attorno ad un tavolo nel nostro territorio, insieme a tutte le forze imprenditoriali, istituzionali e sindacali, una convergenza di intenti ed interessi a favore del lavoro e dello sviluppo dell’intera area metropolitana con un’azione congiunta che veda, periodicamente, momenti di confronto e di verifica dell’efficacia di tale azione». Bizzotto ha, infine, ribadito che «al centro delle politiche attive del lavoro perseguite dalla Cisl ci saranno i giovani e le nuove opportunità per chi è stato espulso dal mondo del lavoro». Senza dimenticare altri temi cruciali per il futuro di Venezia «come l’Accordo di programma per le Aree di crisi complessa
e non complessa e le bonifiche a Porto Marghera». Inoltre non si dovrà «perdere l’occasione con richieste eccessive senza una convergenza di intenti sulla zona franca portuale; politiche attive del lavoro e il piano strategico per la Città metropolitana».

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