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«Mose, la manutenzione va finanziata»

Il sottosegretario all’Economia Baretta dopo la lettera del provveditore Linetti. «Bisogna finirlo e dovrà funzionare»

«La cifra indicata dal provveditore alle Opere Pubbliche Roberto Linetti nella sua lettera al Governo sui costi della manutenzione del Mose, è indubbiamente molto importante. Ma il fatto positivo è che per la prima volta da parte di un’autorità qualificata come il Provveditorato alle opere pubbliche abbiamo finalmente una cifra certa sui costi per il mantenimento del sistema di dighe mobili. Si tratta ora di capire come garantirla, tenendo conto del fatto che non è in discussione che il Mose vada terminato e vada poi messo in condizione di funzionare».

È la prima risposta di un esponente del governo, il sottosegretario al ministero dell’Economia Pier Paolo Baretta alla lettera che l’ingegner Linetti ha inviato nei giorni scorsi al Ministero delle Infrastrutture in cui mette nero su bianco le necessità economiche per la conclusione del Mose e per la sua futura manutenzione chiedendo finanziamenti urgenti da stanziare già con la prossima Legge di Stabilità.

«Oltre ai 221 milioni di euro mancanti per il completamento del Mose», scrive Linetti, «sono indispensabili altri fondi in conto capitale per l’avviamento dell’attività di gestione del Mose».

E li quantifica, appunto. «A regime», scrive ancora, «serviranno almeno 80 milioni di euro, più i 15 per il mantenimento. Che fa 95 milioni di euro, appunto, una cifra enorme, che nell’arco di un decennio comporterebbe l’esborso di quasi un miliardo di euro per il solo mantenimento in funzione dell’opera. «Per quanto riguarda l’inserimento dei fondi nella prossima Legge di Stabilità non è possibile dare una risposta in questo momento», spiega ancora Baretta, «ma ci confronteremo in merito con il Ministero delle Infrastrutture. Il provveditore Linetti fa bene a sottolinearne l’urgenza, perché tutti vogliamo che il Mose non si blocchi, ma sia messo in condizione di funzionare. Aggiungo che, a mio avviso, la quantificazione esatta dei costi di gestione del Mose dovrebbe accelerare la fine della gestione commissariale del Consorzio Venezia Nuova e la scelta della società di gestione che prenderà poi in carico la manutenzione dell’opera».

No comment sull’iniziativa di Linetti nei confronti del governo sui finanziamenti per il Mose da parte dei due commissari del Consorzio Venezia Nuova Giuseppe Fiengo e Francesco Ossola, in un momento comunque non facile per l’organismo che ha in mano l’impegno di concludere e far funzionare il complesso sistema di dighe mobili alle bocche di porto.

L’iniziativa ufficiale del provveditore alle Opere pubbliche nei confronti del governo sul Mose rende ancora più urgente la convocazione del Comitatone, attesa da tempo e slittata continuamente. «Non c’è dubbio che il Comitatone debba essere convocato in tempi brevi, per i molti temi su Venezia e la sua salvaguardia da affrontare», conferma il sottosegretario Baretta, «e se n’è già parlato con il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, a cui spetta l’incarico della convocazione. Non è ancora possibile indicare una data, ma non ci sarà molto da aspettare».

Ma il problema Mose resta là ad aspettare in tutta la sua gravità. Perché
ora a preoccupare non ci sono solo i problemi tecnici - come le muffe nelle gallerie sottomarine e la corrosione dei materiali - ma anche appunto i costi esorbitanti dell’opera anche per quello che riguarderà il suo futuro mantenimento e la gestione.

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