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CINTO 

«Dopo Sappada tocca a noi»

Il sindaco chiede di accelerare il passaggio del comune al Friuli

CINTO. Semaforo verde del Senato per il passaggio di Sappada al Friuli Venezia Giulia. Ora anche Cinto Caomaggiore chiede l’imminente discussione del testo a Roma. Il sindaco, Gianluca Falcomer, ha seguito per tutta la mattinata di ieri l’evolversi della situazione riguardante il comune bellunese, che a Palazzo Madama ha ricevuto il via libera alla regione confinante con 168 si, 1 no e 8 astenuti.

A Cinto la partita è pressoché la stessa visto che il 23 marzo 2006, un referendum stabilì come il 91.5% dei cittadini volesse il passaggio al vicino Friuli. «Ora tocca a Cinto Caomaggiore», ha detto Gianluca Falcomer, «visto che sono anni che attendiamo l’evolversi della vicenda dopo la netta espressione dei cintesi 11 anni fa. Dopo il voto al Senato, ho subito contattato la presidente Debora Serracchiani, auspicando l’inizio dell’iter per la discussione della separazione dal Veneto».

Le ragioni che spingono Cinto a guardare al Friuli sono molteplici. «Prima di tutto», spiega ancora il sindaco, «per una questione di politica territoriale: basti pensare che siamo distanti 18 km da Pordenone e 80 da Venezia. Poi c’è la questione dei servizi ambientali, della storia e delle tradizioni. Senza tralasciare i vantaggi economici».

Dalla Capitale anche il deputato di Fare!, Emanuele Prataviera, spinge per la trattazione del tema in aula. «Bene il voto del Senato di Sappada al Friuli», dice il deputato, «ma ora per onestà intellettuale e per rispetto
della volontà popolare, il Pd dovrebbe calendarizzare anche il passaggio di Cinto. Siamo a fine legislatura ma i tempi tecnici ci sono. Spero che il passaggio di Cinto al Friuli non torni ad essere una promessa per la prossima campagna elettorale».

Alessio Conforti

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