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«Troppi morti per droga nel Veneziano, approccio sbagliato»

Salvatore Giancane: "Le overdose sono un problema sanitario, non di polizia". L’eroina che costa poco

MESTRE. «In Italia si sbaglia l’approccio nel contrastare le morti da overdose. Le overdose da eroina sono innanzitutto un problema sanitario, non di polizia. In America dove i morti per overdose da oppiacei e droghe sintetiche hanno superato quelli per incidenti stradali hanno iniziato a considerare il fenomeno soprattutto una questione sanitaria quindi su il luogo da malore per overdose intervengono i sanitari e non la polizia che finisce per indagare il paziente o la persona che c’è con lui. Altrimenti la volta successiva nessuno chiama più. Con questo non voglio dire che non ci deve essere l’indagine e l’azione della polizia, ma è l’approccio che è sbagliato. In questo momento sono sicuro che se gli spacciatori che hanno venduto la droga ai ragazzi morti vengono tolti dalla piazza, alle organizzazioni basta poco per sostituirli. Ora c’è tanta eroina e gli spacciatori sono sempre di più». A parlare è il dottor Salvatore Giancane, medico del Serd di Bologna, uno dei massimi esperti di strategie di “Riduzione del danno” e studioso del “fenomeno” eroina.

Si torna a morire, in maniera massiccia, di eroina a Mestre, come in altre città. Colpa della purezza della sostanza poco tagliata?

«No. Non ci sono studi che mettono in relazione la morte con la purezza elevata dell’eroina. I tossicodipendenti muoiono perché c’è tanta eroina che costa poco e quindi si fanno un numero maggiore di pere».

Troppa eroina, perché?

«Lo avevo previsto e scritto in libro nel 2004 che finiva così. In Afghanistan, il maggiore produttore al mondo di oppio e quindi di eroina, finito il periodo della dominazione talebana, i contadini hanno ripreso a coltivare in maniera massiccia il papavero da oppio. Questo anche grazie al massiccio investimento garantito dagli Usa - ben 50 miliardi di dollari - destinato all’agricoltura. I clan afghani con quei soldi hanno realizzato impianti di irrigazione, regolato torrenti e fiumi e costruito magazzini. I silos sono strapieni di eroina, la produzione è aumentata in maniera esponenziale e ora in Europa se ne trova quindici volte tanta rispetto a prima del 2004».



In Italia le morti sembrano riguardare solo alcune città. Perché non c’è una diffusione omogenea?

«Questo è legato ai punti di arrivo della sostanza stupefacente e alle organizzazioni di narcos presenti sul territorio, L’eroina da noi arriva soprattutto dall’Adriatico: dal Gargano fino a Ravenna e in particolare sulle coste marchigiane e abruzzesi. In questo momento si registrano parecchi morti da overdose, nelle Marche, in Umbria, in Toscana, a Mestre e in Emilia Romagna. È una macchia d’olio che si sta allargando. Si tratta di zone dove la presenza dei narcos africani è più forte. Dove c’è la presenza della malavita organizzata difficilmente avvengono morti da overdose. Il mercato dell’eroina, da qualche anno, è controllato da albanesi, pakistani e nigeriani. Le rotte privilegiate di arrivo sono due: quella balcanica e quella africana. Il paese che maggiormente è impegnato a contrastare il traffico di eroina è l’Iran. Il 90 per cento di tutta l’eroina tolta dal mercato, annualmente nel mondo, la sequestra Teheran».

Un fenomeno inarrestabile che continuerà a causare sempre più morti?

«Ripeto è sbagliato l’approccio per contrastare le morti. Deve essere soprattutto sanitario. Sono sicuro che i morti di Mestre non erano in cura. La mortalità tra i tossicodipendenti in cura si abbassa del 95 per cento. Si tratta di una questione culturale. Il tossicodipendente in cura e la stessa famiglia spingono molto per sospendere la cura per poter dire “sono guarito”. In realtà deve essere il medico a stabilirlo, molti sospendono la cura con il metadone e ci ricascano. Il metadone deve essere considerato un medicinale come un altro, chi lo assume ha una vita normale. Un farmaco come quello, ad esempio, per l’ipertensione. È un gap culturale che va superato, ci sarebbero molti meno morti».

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