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Mose, la carica degli aspiranti direttori

Storie e legami politici e professionali dei candidati che puntano alla direzione generale del Consorzio Venezia Nuova

Un colloquio di lavoro come tanti altri. Per capire le caratteristiche e le capacità dei candidati. Ma l’incarico non è uno qualunque. Cominciano in questi giorni gli “esami” per il posto di direttore generale del Consorzio Venezia Nuova. Una decina di candidati saranno ascoltati dai due commissari straordinari Giuseppe Fiengo e Francesco Ossola, sui circa trenta che hanno aderito al bando. A lavori quasi ultimati, problemi e criticità che spuntano ogni giorno, il direttore avrà l’arduo compito di portare a termine la grande opera dello scandalo. Avviata da altri e gestita oggi dai commissari straordinari. 220 milioni lo stipendio (ai tempi di Mazzacurati arrivava fino a sei milioni di euro) per un ruolo che dovrebbe rilanciare i lavori e le aspettative delle imprese bloccate dal grande scandalo. Che non sia un incarico qualunque lo si vede dalla caratura dei candidati. Tra cui spiccano anche nomi noti della politica “prima” dello scandalo.

Uno è Tommaso Riccoboni, ex Forza Italia, già assessore all’Urbanistica della giunta di Giustina Destro a Padova. Titolare di uno studio di ingegneria in via Altinate, «padre» del cavalcavia di corso Australia. «Galan? Un grande amico», diceva. Anche se all’epoca, e non solo in Forza Italia, erano in tanti a dirsi «amici di Galan». Ecco Silvano Vernizzi, dirigente di Veneto Strade, già commissario del Passante e responsabile dell’Ufficio Ambiente all’epoca di Renato Chisso, assessore di Galan. Entrambi hanno patteggiato nello scandalo Mose. Ci sono due ingegneri collaboratori dello Studio Altieri di Lia Sartori (assolta nel processo Mose), Marino Tura e Umberto Rulli. L’ingegnere Alberto Borghi, superconsulente per la viabilità della giunta Zanonato a Padova tra il 2007 e il 2010. Ci sono anche ingegneri che lavorano per le imprese azioniste del Mose. Come Massimo Paganelli di Condotte e l’ingegner Bellipanni di Grandi Lavori Fincosit e Cidonio. Sabina Pastore ha lavorato invece come consulente per Veneto Tlc del gruppo Mantovani e coordinatore per gli impianti elettromeccanici del Mose.

Chiede di entrare a dirigere il Mose anche l’ingegner Virgino Stramazzo, dal 1989 direttore dell’area tecnica di Save, la società aeroportuale presieduta da Enrico Marchi, ingegnere idraulico collaudatore per la Regione Veneto.

E poi Nicola Torricella, direttore tecnico dell’Autorità portuale nominato da Paolo Costa e confermato ora dal nuovo presidente Pino Musolino. Ancora, Alberto Vielmo e Diego Semenzato (già consulente del Consorzio per le barene in laguna e l’isola di Malamocco), l’ex direttore di Insula ed ex ingegnere capo del Comune Ivano Turlon. Infine, due dirigenti del Provveditorato alle Opere pubbliche e ministero delle Infrastrutture. L’ingegner Valerio Volpe, da anni a capo dell’Ufficio salvaguardia del Magistrato alle Acque; Francesco Sorrentino, dirigente dell’attuale Provveditorato.

Un plotone di pretendenti tra cui adesso i commissari dovranno scegliere il nuovo direttore. Che dovrà portare in porto una nave che si annunciava come l’ammiraglia della flotta italiana. Uscita ammaccata dallo scandalo. Con tante criticità non ancora risolte. Come la corrosione dei materiali e delle cerniere, il malfunzionamento del jack-up, la nave porta paratoie da 52 milioni di euro. Problemi anche di cronoprogramma. Con la fine dei lavori che potrebbe ulteriormente slittare. Dal 2018 (consegna dell’opera il 1 gennaio 2022) a dopo. Si comincia in questi giorni la posa delle paratoie di
Chioggia. Poi toccherà alla serie del Lido-San Nicolò. Ma a Malamocco, dove sono già state affondate, ancora non è stata costruita la centrale elettrica. Le dighe non si possono alzare, e nei corridoi sott’acqua già si sono formate muffe e incrostazioni.

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