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La centrale elettrica Volpi diventerà un polo logistico

Porto Marghera, da ottobre via agli abbattimenti degli impianti nell'area acquistata da tre società

PORTO MARGHERA. Sparisce un altro pezzo della vecchia Porto Marghera, la centrale termoelettrica Volpi da 140 Megawatt in via dell'Elettricità, aperta da Sade nel 1925 e poi passata all'Enel che l'ha chiusa nel 2013 e venduta.

La demolizione degli impianti del primo e più antico nucleo del nascente polo industriale e portuale di Venezia comincerà tra poche settimane, giusto nel Centenario della nascita di Porto Marghera.

Porto Marghera, la centrale Volpi è archeologia industriale

La spiaggia transennata. Quando via Fratelli Bandiera era un grand ...

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PORTO MARGHERA. Sparisce un altro pezzo della vecchia Porto Marghera, la centrale termoelettrica Volpi da 140 Megawatt in via dell'Elettricità, aperta da Sade nel 1925 e poi passata all'Enel che l'ha chiusa nel 2013 e venduta.

La demolizione degli impianti del primo e più antico nucleo del nascente polo industriale e portuale di Venezia comincerà tra poche settimane, giusto nel Centenario della nascita di Porto Marghera.

Porto Marghera, la centrale Volpi è archeologia industriale

La spiaggia transennata. Quando via Fratelli Bandiera era un grande canale di scolo, del quale l'attuale strada era l'argine che giungeva fino a Malcontenta, sul tratto sabbioso che si affacciava sulle paludi lagunari i mestrini nei mesi estivi ci andavano a fare il bagno e a prendere il sole, sino al 1922, quando l'area fu transennata e furono aperti i cantieri per la costruzione della prima centrale elettrica per fornire energia alle nascenti industrie, in sostituzione delle centrali di San Giobbe e dell'Arsenale della Società di Illuminazione Elettrica di Venezia attive dal 1889 fino al 1904.

Le foto storiche di Porto Marghera, dall'Archivio Giacomelli

Dalla Sade all'Enel. Di quel paesaggio naturale non resta nulla. Al suo posto, nel 1925, è stata inaugurata la prima centrale termoelettrica a carbone dall'allora Società Adriatica di Elettricità (la Sade, fondata anche questa dal conte Volpi), intitolata all'imprenditore Giuseppe Volpi di Misurata, uno dei principali promotori della realizzazione di un'area portuale e industriale per Venezia, massone, fascista, colonialista italiano, governatore della Tripolitania italiana, ministro delle Finanze durante la dittatura di Benito Mussolini e presidente di Confindustria dal 1934 al 1943.

C'era una volta Porto Marghera: immagini dal passato

La costruzione iniziale prevedeva l'utilizzo di caldaie a letto fluido accoppiate a turbine Ganz da 15 Mw (unità A e B) e 25 Mw (unità C), il combustibile impiegato era carbone o lignite. L'utilizzo della centrale in quel periodo era limitato, dato che la provenienza principale dell'energia elettrica era garantita dalle centrali idroelettriche, salvo nei periodi di siccità o malfunzionamenti.

La sala turbine e gli impianti da demolire

Nel 1962 la centrale diventò di proprietà pubblica e fu affidata alla neonata Enel che cercò di recuperare il gap tecnologico di questa vecchia e inquinante centrale a carbone e olio combustibile dal punto di vista dell'impatto ambientale, priva di moderni sistemi di filtraggio dei fumi.

Enel non ha invece chiuso la sua seconda e più grande centrale veneziana, la Palladio di Fusina (tuttora attiva) ed alimentata da carbone e combustibile solido secondario ricavato dai rifiuti urbani.

Mussolini e il conte Volpi (al centro) durante una visita nel 1928

La chiusura e la cessione. Tant'è che nel 2013 la centrale Volpi fu fermata definitivamente dall'Enel e nel 2015 fu ceduta, insieme all'area che la comprende di 11 ettari, a tre società già presenti con le loro attività nell'area industriale e che si occupano di logistica portuale, carpenteria metallica e impiantistica: Porto Invest srl (controllata da Transped spa), Simic spa e Citi srl.

Due di questi tre acquirenti (Citi e Simic) svilupperanno nel sito nuovi insediamenti industriali. La terza società, Porto Invest srl che tramite la società collegata Trasped che fa capo alla Porto di Carrara spa della famiglia Bogazzi che già ha rilevato il terminal Multi Service e possiede le adiacenti banchine di Darsena della Rana e il gigantesco capannone della ex Tencara, dove fu costruita il Moro di Venezia, la barca a vela voluta da Raul Gardini, patron di Montedison amplierà le sue capacità e attività logistiche e di prima lavorazione che già svolge in prossimità dell'area, sistemando la banchina di 220 metri difronte alla centrale. Al via la demolizione.

La centrale termoelettrica nel 1929

Una piccola parte della vecchia e storica centrale - con le turbine e il mosaico all'interno con la pianta di Porto Marghera e il busto di Volpi - è stata vincolato dalle Belle Arti.

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