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Avvelenati dal falso zafferano, coniugi muoiono nel giro di pochi giorni

La coppia di Cona aveva raccolto il colchico d'autunno in vacanza a Folgaria e l'aveva usato per condire un risotto: lui deceduto in Trentino, lei all'ospedale di Piove di Sacco. La verità dall'autopsia

Risotto al falso zafferano: muoiono avvelenati. Cos'è il colchico d'autunno Preparano un risotto con i pistilli del falso zafferano, il fiore noto come colchico d’autunno, e muoiono a distanza di pochi giorni. Vittima della pianta velenosissima una coppia veneziana che stava trascorrendo alcuni giorni di vacanza in Trentino (a cura di Annalisa D'Aprile e Andrea Magrini) L'articolo

CONA. Uccisi dal falso zafferano, il fiore noto come colchico d’autunno. Uccisi a pochi giorni l’uno dall’altra. Tutta colpa di un risotto cucinato con quella pianta mortale raccolta sui pendii di Folgaria in Trentino. Vittima una coppia veneziana, residente a Cona che era andata a trascorrere nella località montana alcuni giorni di vacanza: lui Giuseppe Agadi,70 anni, deceduto l’1 settembre all’apparenza per un infarto, lei Lorenza Frigatti, 71, morta il 18 settembre dopo un’agonìa durata oltre due settimane nella Terapia intensiva dell’ospedale di Piove di Sacco.

A svelare l’avvelenamento l’autopsia sul corpo del marito ordinata dal pubblico ministero padovano Roberto D’Angelo.

Il magistrato era stato allertato dai medici dell’ospedale di Piove dove, poco dopo la morte del coniuge, la moglie era stata accompagnata dal figlio in preda a un grave malessere. Immediato il sospetto di un avvelenamento. Da qui la necessità di capire che cosa potesse averlo causato.

E il giallo è stato risolto dopo l’esame eseguito dal professor Massimo Montisci dell’Università di Padova: a uccidere la coppia era stata la colchicina, sostanza velenosissima contenuta nel colchico d'autunno, quella pianta scambiata per zafferano e con un bulbo simile all’aglio che fiorisce tra agosto e settembre e cresce spontanea nei prati grassi e umidi delle valli di montagna, per lo più ai margini dei boschi. PIanta che la signora aveva raccolto in abbonadanza per cucinare un "saporito" risotto, come aveva raccontato ai vicini.

L’effetto tossico è quasi immediato: prima si manifesta con bruciore alla gola, sete intensa, dolori gastrici, vomito, sudori freddi, crampi dolorosi, poi intervengono emorragie non controllabili, ipotensione e morte per insufficienza respiratoria o collasso cardiocircolatorio.

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