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Venezia, animalisti si incatenano a una grande nave

Clamorosa protesta di un gruppo di attivisti a pochi giorni dalla manifestazione di sabato e domenica. "Per il profitto di pochi state distruggendo il pianeta". Agganciati alla "Thomson Dream" hanno acceso fumogeni

VENEZIA. Protesta contro le grandi navi, l’inquinamento che esse provocano e il cambiamento climatico che sta modificando radicalmente gli equilibri del nostro pianeta. Oggi a Venezia c'è stato un clamoroso blitz in porto.
 
Un gruppo di attivisti travestiti da animali si è incatenato allo scafo di una nave passeggeri in partenza dalla Marittima.
 
Con l’hashtag #stopclimatechaos il gruppo ha diffuso un comunicato in cui spiega la propria posizione. «Ogni essere vivente è inserito in un ambiente che ne determina natura, modalità e qualità di vita», vi si legge, «È il suo ecosistema ed è costituito da tanti elementi - terra, aria, luce, calore, altri esseri viventi – in un rapporto di costante scambio reciproco. L’esistenza di un ecosistema si basa sull’equilibro, meraviglioso e perfetto, tra le sue parti. Tra tutte le sue parti. Non è possibile variarne neanche una sola senza che si producano mutazioni nelle altre e, passo dopo passo, nell’intero ecosistema. Se la variazione è troppo grande e accade troppo in fretta, l’equilibrio perfetto si rompe. L’ecosistema collassa. È esattamente questo che sta accadendo, qui e ora, e riguarda un ecosistema molto grande e complesso: il nostro Pianeta. Temperature che aumentano, ghiacci che si sciolgono, tornado sempre più violenti, nevicate nel deserto, afa al Polo Nord. È la perdita dell’equilibrio, ci sta mostrando le sue conseguenze. Non è stato casuale, non è una variazione che è capitata e alla quale il nostro ecosistema si adatterà. No: è stata provocata, voluta, insistentemente ricercata. Le conseguenze sono state sistematicamente ignorate, gli effetti negati. E il colpevole è noto: il profitto».
Venezia, animalisti si incatenano a una "grande nave"
Il gruppo si è presentato a mezzogiorno in Marittima. Il gruppo di attivisti si è agganciato alle fiancate della nave Thomson Dream, accendendo dei fumogeni.
Immediato l’allerta alla polizia. Ma quando le volanti sono arrivate il gruppo era già scomparso.
 
«In nome del profitto di pochi si sono prosciugati i fiumi, tagliate le foreste equatoriali, scavate le montagne», continua il comunicato del gruppo, «In nome del profitto di pochi ci siamo spinti nella profondità della terra a succhiarne fuori petrolio, gas, minerali preziosi, tutto ciò che si era creato in miliardi di anni è stato rapidamente esaurito, bruciato, consumato. Sono pochi i responsabili, i loro nomi sono noti: Bp, Chevron, ExxonMobil, Shell, Total, Eni, Monsanto, GazProm. Sono multinazionali, compagnie petrolifere, lobby del cemento, costruttori di grandi opere: hanno svenduto i nostri territori, speculato sulle nostre risorse, ipotecato il nostro ecosistema e il nostro futuro.  
«È stata dichiarata una guerra al pianeta in nome del capitalismo e dei suoi interessi. Una guerra ai territori e a chi li abita, le cui voci sono rimaste inascoltate quando non messe a tacere», continua il comunicato del gruppo, «Le conseguenze erano visibili, il limite era noto. Sono stati ignorati entrambi. Noi, in quanto abitanti di questo pianeta, in quanto animali più bistrattati, le cui esistenze sono precarie, il cui futuro è costantemente sotto attacco, noi che continuiamo a resistere nelle nostre comunità: noi a questa dichiarazione di guerra intendiamo rispondere».
C’è poi il capitolo grandi navi: «Oggi a Venezia, città di pietra e acqua, città che è laguna, continuiamo ad assistere allo scempio di enormi mostri che devastano, inquinano, sporcano, tutto ciò che attraversano», continua il comunicato del gruppo, «Continuiamo ad assistere all’attacco alle nostre case, alle nostre barene, ai nostri canali, per il divertimento futile di pochi e il profitto di pochissimi. E, di nuovo, conosciamo i colpevoli: Carnival Corporation, CostaCrociere, MSC, VTP, Consorzio Venezia Nuova. Oggi, a Venezia, una grande nave è stata il nostro bersaglio. Una grande nave è stata toccata. Non siamo né silenti né impotenti. Non ci avete addomesticato né comprato. Non ci siamo arresi e non lo faremo».
La protesta è stata fatta in previsione della manifestazione “no grandi navi” organizzata per sabato 23 e domenica 24.
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