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L’ufficio del giudice di pace ridotto all’osso

Chioggia. Altri due addetti rientrati in Comune. Il sindaco Ferro: «Cavarzere e Cona devono pagare»

CHIOGGIA. Ufficio del giudice di pace ridotto all’osso. Il servizio, gestito e finanziato interamente dal comune di Chioggia, ha perso altri due dipendenti, rimanendo con la capoufficio e una dipendente che in municipio aveva mansioni di messo. Una situazione di sofferenza che si aggiunge al problema cronico della copertura dei costi per la quale l’amministrazione comunale ha più volte bussato alle porte di Cavarzere e Cona che pur usufruiscono del servizio.

Fino a pochi giorni fa il servizio contava su altri due dipendenti che sono rientrati in Comune perché chiedevano un adeguamento del contratto, paragonandolo a quello previsto dal Ministero per la funzione di cancelliere, e non avendolo ottenuto sono tornati alle precedenti mansioni.

Di converso nessuno dalle sedi comunali ha chiesto di essere trasferito alla Cittadella della giustizia con il risultato che in questo momento l’ufficio è in evidente sofferenza. Accanto alla capoufficio e a un’impiegata senza particolari qualifiche, ci sono, provvisoriamente, altre due dipendenti che però potrebbero essere spostate anche oggi stesso perché non sono state assegnate alla struttura. Per la mole di lavoro l’organico attuale non è sufficiente e si rischia la paralisi dell’attività su cui pende anche la grossa incognita del futuro. Il sindaco Alessandro Ferro un mese fa aveva lanciato una sorta di ultimatum ai colleghi di Cavarzere e Cona spiegando che, in assenza di una compartecipazione alle spese (utenze, stipendi del personale a eccezione del Giudice di pace che è pagato dallo Stato), il servizio rischia dal prossimo anno la chiusura.

Per il 2017 l’amministrazione di Chioggia, con uno sforzo dell’ultimo minuto, è riuscita a garantirne la sopravvivenza, ma per gli anni a venire ha già spiegato che sarà impossibile farlo. «Questo problema va risolto una volta per tutte», spiega il sindaco, «non possiamo più procrastinare, né possiamo aspettare che dall’alto qualcuno ci dia una mano. Stiamo provando in tutti i modi a garantire la continuità del servizio, ma adesso vanno prese decisioni politiche e amministrative importanti. Per questo, a breve, inviterò tutti gli enti e le categorie interessate
per discutere apertamente e pubblicamente sull’argomento».

Al tavolo di lavoro saranno invitati i comuni di Cavarzere e Cona, l’Ordine degli avvocati, i dipendenti, il dirigente, maggioranza e opposizione nel tentativo disperato di trovare una soluzione. (e.b.a.)

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