Quotidiani locali

Medici di base, scatta lo sciopero bianco

I pazienti avranno le ricette, ma i dati non saranno trasferiti alle Usl per penalizzarle sul trasferimento dei fondi statali

MESTRE. I medici di famiglia si ribellano alla Regione, e da martedì bloccheranno il trasferimento dei dati alle aziende sanitarie per le ricette dei propri pazienti. Una sorta di “sciopero bianco” che non inciderà sui pazienti in alcun modo, poiché potranno comunque recarsi in farmacia con la documentazione cartacea a mano, ma che andrà a colpire la Regione e il trasferimento di fondi dallo Stato, quale risposta al mancato potenziamento delle strutture territoriali previsto dall’ultimo Piano sociosanitario del Veneto.

Uno scontro a tutti gli effetti che sarà attuato anche in provincia di Venezia, e che se non basterà, porterà dai primi giorni di novembre a una sorta di fase 2, nella quale gli studi medici verranno chiusi al pubblico almeno due giorni la settimana. «La situazione è quanto mai grave» afferma Domenico Crisarà, segretario regionale generale della Fimmg, «e lo dimostra il fatto che per la prima volta tutti i sindacati di settore hanno aderito alla protesta. La Regione di fatto ha abbandonato qualunque politica del territorio. Gli ospedali di comunità, con una delibera discutibile, sono diventati presidi ospedalieri e non sociosanitari, trasformandosi in lungodegenze molto spesso affidate ai privati. Degli hospice non ne sente più parlare, mentre le medicine di gruppo integrate di fatto sono bloccate o mai partite nel grosso dei casi. Basti pensare che solo 12 sono state attivate in Veneto in questi ultimi due anni, a fronte delle 400 previste e del centinaio di domande che giacciono morte nei cassetti delle aziende sanitarie».

Situazione esplosiva. Una situazione esplosiva, alla quale i medici di famiglia hanno voluto opporre resistenza per lanciare un messaggio chiaro alle istituzioni. «Con questo sciopero del trasferimento di dati non andiamo a creare alcun problema al paziente», aggiunge Crisarà, «però è significativa la minaccia di sanzioni disciplinari ricevuta dalle aziende sanitarie. Come a dire che contano di più i dati rispetto alla salute della gente, perché se chiudiamo gli studi non ci dice nulla nessuno, ma se blocchiamo il flusso di dati il sistema va in crisi». In Veneto sono circa 40 mila i malati cronici curati a domicilio dalle famiglie e dai medici di base che se ne fanno carico, mancando le strutture e i servizi necessari.

Strutture intermedie. La Regione ha tagliato 1.219 posti letto negli ospedali veneti, che ormai curano solo malati acuti, ma dietro è rimasto quasi il vuoto o comunque molte strutture e servizi mai partiti. Sul territorio provinciale veneziano devono essere ancora attivati oltre 200 posti letto nelle strutture intermedie. A sorridere è solo l’area della ex Asl 12 veneziana dove sono stati attivati i 213 posti letto previsti, mentre arrancano le altre confluite con quest’ultima nella Usl 3 Serenissima. L’ex Asl 13 del Miranese e Riviera del Brenta ne attendeva 165 e ne mancano tuttora 111, mentre all’ex Asl 14 di Chioggia e Cavarzere di 45 posti letto ne vanno ancora attivati 33. Non meglio va nella attuale Usl 4 del Veneto orientale: attesi 135 posti letto ma ne mancano ancora 72 da rendere operativi.

Modello lombardo? «Abbiamo l’impressione che la strada della nostra Regione sia quella di seguire la Lombardia che apre alla sanità privata» conclude il segretario regionale generale della Fimmg. «Che ce lo facciano sapere almeno. O si va avanti con il nostro modello sanitario regionale o si fa

altro. Non siamo più disposti a tacere su questa situazione, e l’unità che si registra tra i sindacati di settore dimostra che la misura è colma, e speriamo che questo nostro segnale serva a sbloccare la situazione e si apra il dialogo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Venezia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

SPEDIZIONI FREE PER GLI AUTORI

Stampare un libro, ecco come risparmiare