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Tutto quello che avreste voluto sapere sul Mose e non avete mai osato chiedere

Alla vigilia della sentenza sui casi di finanziamento illecito e corruzione legati alla più grande opera mai fatta dallo Stato ecco alcune cifre e date per capire com'è nata la più grande mazzetta della storia. E quello che ci attende in futuro

VENEZIA. Comprereste un’auto se il concessionario potesse scegliere per voi il modello, gli optionals, decidesse gli interventi di manutenzione e riparazione (a vostro carico) e, soprattutto, stabilisse per voi il prezzo? Diciamocelo: per noi comuni mortali che il pane ce lo guadagniamo il prezzo è il 90 per cento della scelta. Ma anche se conoscete un vero ricco, noterete che quando compra qualcosa il prezzo, chissà come mai, diventa ancora più importante. Quindi se la vostra auto costa 20 mila euro, voi provate a fare i calcoli e vi immaginate al volante. 
Processo Mose a Venezia, Matteoli ai giudici: "Non sono un corrotto" "Non sono un corrotto, questa è una verità sacrosanta". Lo ha detto il senatore di An Altero Matteoli  prima che il tribunale si ritirasse in camera di consiglio per pronunciare la sentenza sulla corruzione del Mose, attesa per le 17.30. "Contro di me non c è alcuna prova perché non si può provare ciò che non è avvenuto", ha detto ancora Matteoli, "non ho mai preso un euro da Mazzacurati col quale c è stata una reciproca antipatia" (Sabrina Tomè)
 
 

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Per il Mose, inteso come sistema complessivo di salvaguardia della laguna di Venezia, invece, la scelta non c’è stata. E questo, come dicono al bar, ha un suo perché.
 
Alla vigilia della sentenza che giovedì 14 settembre, stabilirà colpe e condanne di quella che è stata la più grande mazzetta della storia della Repubblica Italiana, alcuni semplici passaggi spiegano molto di quel fiume di denaro finito nelle tasche di imprenditori, amministratori e politici.
 
Quando nel 1989 la stesura del progetto preliminare di massima delle opere mobili venne presentato al Consiglio superiore dei lavori pubblici i consiglieri fecero un balzo sulla sedia: il conto era stimato in 3.200 miliardi di lire italiane. Scritto in cifre appare come 3.200.000.000.000. In euro fa circa un miliardo e 660 milioni. Nel 2001 quando appare il progetto di massima la cifra non si modifica di molto: 3.700 miliardi di lire pari a 1.920.083.030 cioè un miliardo e 920 milioni di euro.
 
Un solo anno e tutto cambia. Nel 2002 viene presentato il progetto definitivo e il costo è magicamente raddoppiato a settemila miliardi di lire. Guardiamolo scritto in numeri: 7.000.000.000.000, un sette seguito da 12 zeri. Cioè 3.623.589.517 di euro: tre miliardi e 623 milioni del nuovo conio europeo.
 Prima tranche di finanziamenti dallo Stato: 450 milioni di euro subito e poi a rivedersi nel 2013 quando la somma messa a disposizione sale a 4 miliardi e 987 milioni di euro. Appena un anno dopo, nel 2014, si arriva a 5 miliardi e 267 milioni di euro. 

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In questi giorni siamo al 90 per cento del completamento dei lavori e l'opera è costata 5 miliardi e 493 milioni di euro. Per il restante 10 per cento, se tutto va bene, ci vorranno quindi altri 549,3 milioni di euro. Il totale del costo del Mose sarà così di almeno 6 miliardi di euro. In lire la calcolatrice si rifiuta di far vedere la cifra e usa le potenze. E allora carta e penna: 11.562.000.000.000. Cioè 11 mila 562 miliardi di vecchie lire italiane. La vostra auto invece di 20 mila euro ne è costata 80 mila.
La prendete? Difficile.  Anche perché uno che vi quadruplica il prezzo (e che prezzo!) può essere affidabile dopo, quando ci saranno i costi di gestione?
Quindi guarderete il venditore e lo saluterete educatamente per andarvene. 
 
Invece con il “sistema Mose” dovete restare seduti, pagare prima, ringraziare e prendervi l'auto e tutti i costi che scoprirete mano a mano che si presenteranno e che, se tanto mi dà tanto, comincerete a ritenere colossali. Penserete di essere stati fregati, insomma, che era meglio seguire il consiglio di vostra zia: "Ricorda che in famiglia non siamo tagliati per gli affari".

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Perché il vostro problema è che qualcuno prima aveva nominato proprio quel venditore di auto come unico venditore possibile per voi, che quindi siete obbligati a comprare tutto quel che vi offre.
La storia nasce  dopo la famosa "acqua granda", l'acqua alta a 194 centimetri del 1966, quando arrivò la Legge speciale per Venezia, in cui, era il 1973, la salvaguardia di Venezia e della sua laguna vennero dichiarati per legge "preminente interesse nazionale". L'Italia si dichiarava disponibile a finanziare la difesa di quello che i veneziani non sapevano difendere. 
 
Due anni dopo il Ministero dei lavori pubblici apre una gara: “datemi il progetto migliore al prezzo più ragionevole e io ve lo finanzio”. Vi possono partecipare solo aziende italiane dato che all’epoca non esiste ancora l'obbligo di gara europea. 
 
Incredibilmente nessuna azienda nazionale presenta un progetto ritenuto valido. Ora si urlerebbe: "C'è un accordo, un “cartello” di aziende che vuole rovinare la concorrenza". Ma allora forse erano tutti o un po' più scemi o tanto, tanto più furbi. Dipende dal punto di vista della guardia o del ladro. 
 
Alla fine tutti i progetti vengono riuniti e vengono affidati a un gruppo di esperti: viene steso il "Progettone". Perché poi diventa tutto grande. Dopo il Progettone una legge speciale approvata nel 1984, governo pentapartito di Bettino Craxi, crea il "Comitatone" come comitato di indirizzo, coordinamento e controllo, mentre il ministro Franco Nicolazzi, buonanima di navigato politico del PSDI, crea il "concessionario unico dello Stato". Cioè nessuno dice: “facciamo una gara, ditemi quanto volete per fare questa casa e vinca il migliore”.
 No. Il ministro Nicolazzi (buonanima) e il presidente del Consiglio Craxi (buonanima) firmano un decreto che dice che un gruppo di industrie scelte da loro sono le migliori disponibili e le nomina Concessionario unico dello Stato. Nasce così il Consorzio Venezia nuova, un gruppo (privato) di industrie cui viene affidata "la ideazione, progettazione e realizzazione" del progetto. Chi controlla? Il Magistrato alle acque. 
 
Tangenti Mose, la requisitoria dei pm contro i "controllori a libro paga dei controllati" VENEZIA. Chiuso il dibattimento, è l'ora di formulare le richieste di condanna da parte dei pm Stefano Ancilotto e Stefano Buccini al processo per le Tangenti Mose, che vede al banco degli imputati - tra gli altri - l'ex ministro Matteoli, l'ex magistrato alle acque Giovanna Piva (nel video Interpress, proprio un passaggio a suo carico: per il pm Ancilotto, "Funzionario a libro paga del Consorzio") e, con l'accusa di finanziamento illecito ai partiti, l'ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni e l'ex eurorparlamentare azzurra Lia Sartori. La sentenza è attesa per fine settembre-ottobre
 

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La più gigantesca opera realizzata dallo Stato con un fiume di soldi mai visti prima gestito da un unico soggetto privato viene quindi sottoposta a un solo vero controllore, affidandosi all’onestà dei singoli. Come sia finita lo hanno spiegato i due pubblici ministero Stefano Ancillotto e Stefano Buccini nella loro requisitoria: “I controllori erano a libro paga dei controllati”. Era così imprevedibile? Quando il 4 giugno 2014 sono scattati all’alba gli arresti di 35 persone tra politici, funzionari, imprenditori, magistrati, ufficiali (100 gli indagati) si poteva onestamente dire che era stato fatto tutto il possibile perché non accadesse?
 
Fatto sta che tutto invece va avanti nella gloria. Nel 2002 il Consorzio sceglie un progetto molto particolare: le dighe mobili. Uno sbarramento formato da 78 paratoie mobili in acciaio poste alle tre bocche di porto della Laguna: porto di Lido (due serie di 20 e 21 paratoie con i mezzo un’isola artificiale), porto di Malamocco (19 paratoie) e porto di Chioggia (18).
 
Ognuna fissata a un cassone di alloggiamento in calcestruzzo a cui sono collegate dalla cerniere (il vero "cuore" dell'intero sistema) su cui gli esperti si sono scatenati: fatte male secondo i critici, con acciaio non all’altezza dopo aver presentato invece cerniere in acciaio speciale nel modulo di prova. Cerniere che quindi potrebbero presentare molti problemi per la gestione, con costi di riparazione astronomici. Cerniere fatte bene, invece, secondo il Consorzio.

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Queste paratoie dovranno difendere Venezia da acque alte sino a tre metri. Il problema è che prima ancora di essere completato (la previsione parla del dicembre 2018), il sistema presenta già delle magagne serie: alcune paratoie fanno fatica ad alzarsi.
Beh, ora avete capito il costo della vostra auto e cominciate ad avere la certezza che i problemi saranno parecchi. Buon viaggio.
 
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