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Femminicidio di Musile. I segreti nel telefonino della figlia

La Procura vuole ricostruire il quadro in cui è maturato l'omicidio di Mariarca Mennella, capire se c'erano già stati episodi di minacce da parte dell'ex marito, Antonio Ascione, che l'ha uccisa con tre coltellate

MUSILE. C'è anche il telefonino della figlia quindicenne tra gli elementi di cui disporrà la procura di Venezia per ricostruire il quadro in cui è maturato l'omicidio di Maria Archetta Mennella, la mamma 38enne di Torre del Greco, ma residente a Musile, uccisa dall'ex marito Antonio Ascione con tre coltellate, lo scorso 23 luglio.

A Musile oltre 500 persone in marcia per dire basta alla violenza sulle donne Donne, uomini, bambini, politici. Tutti con una maglietta o un oggetto rosso addosso e una candela accesa in mano, per dire "stop alla violenza sulle donne", in ricordo di Mariarca e delle troppe Maria Archetta Mennella. (video Tommasella)Leggi l'articolo

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A chiedere l'acquisizione del telefono della figlia quindicenne è stato l'avvocato della famiglia, Alberto Berardi - la famiglia si è rivolta alla studio di consulenza 3A - con una memoria depositata nelle scorse settimane. Una richiesta accolta dal pubblico ministero Raffale Incardona, che quindi ha chiesto l'acquisizione del telefono nelle cui chat, soprattutto su whatsapp, potrebbero esserci dialoghi importanti, sia tra la madre e la ragazza che tra il padre e la ragazza, probabilmente relativi a precedenti casi di minaccia da parte dell'uomo.Il telefono è già stato consegnato dalla ragazza ai carabinieri di Torre del Greco.

La perizia riguarderà anche altri due telefoni, quello della vittima e quello dell'omicida. Erano stati gli stessi familiari della donna, nelle ore successive al delitto, a svelare che c'erano già stati episodi di minacce. «Un paio di settimane aveva confidato che l'aveva già minacciata con un coltello durante una lite», aveva spiegato la sorella Anna, arrivata a Musile da Torre del Greco, «noi le abbiamo detto di denunciarlo subito e lei aveva assicurato di averlo fatto e che tutto era stato sistemato e non c'erano più problemi».

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Lo scorso 31 agosto inoltre il medico Luciana Caenazzo ha deposito la perizia genetica, dalla quale però non emergerebbero elementi diversi da quanto stabilito dai rilievi eseguiti subito dopo il delitto. L'ex marito sperava di ricucire il rapporto, di mettere una parentesi alla separazione consensuale che risaliva a quasi due anni prima ma lei non voleva, tanto che aveva iniziato a rifarsi una vita anche se qualche volta lo ospitava nel suo nuovo appartamento di Musile, in via Dante Alighieri.

Lei era arrivata in Veneto per lavorare all'Outlet di Noventa e pure lui, con la scusa di stare vicino ai figli, si era trasferito a Jesolo, trovando lavoro come pizzaiolo. A fine luglio lui era ospite da lei per qualche giorno. La mattina di domenica 23, dopo l'ennesimo litigio, l'ha accoltellata sul letto matrimoniale usando un coltello da cucina: tre colpi dai quali lei ha cercato invano di difendersi. Era stato lui stesso, poi, a chiamare i carabinieri aspettandoli in strada: «Venite l'ho accoltellata».

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