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Poveglia, l'isola dei fantasmi in attesa di un compratore

In arrivo una nuova asta: si cerca un acquirente in concessione per 99 anni, ma tutto è sotto vincolo

VENEZIA. Ha un profilo che fa sognare, in particolare all'alba e al tramonto, quando è inondata dai colori della laguna e sembra sospesa sul'acqua.

Se avesse un profumo sarebbe quello delle pesche che qui abbondavano fino al 1968, quando venne abbandonata. Oggi da lontano sembra una nuvola verde da cui spunta un campanile a forma di perfetto cono rovesciato, punteggiato di mattoni bianchi.

È l'Isola di Poveglia, tra le più amate dai veneziani e da chi ancora la ricorda come ospedale, con quella passeggiata di sanpietrini di cui oggi rimangono a tratti alcune tracce. Fotografata dall'alto sembra una donna con un ampio vestito. Poveglia è infatti costituita da tre isolette: quella circolare dell'ottagono, quella edificata e, infine, quella verde. È grande in tutto sette ettari e si trova di fronte a Malamocco.

Isole della laguna veneta: Poveglia, caccia ai fantasmi

Abbandono. Il canale Mandracchio separa l'ottagono dalla parte edificata. Le rive, consolidate dall'ex Magistrato alle acque nel 2000, sono ancora in buono stato, ma necessitano di rinforzi e della pulizia dei canali. Negli anni i ladri hanno fatto razzìa di grondaie e coppi antichi.

Oggi è diventata il deposito di condizionatori, materassi e ruote. L'edera ha stretto in una morsa fatale la ventina di edifici rimasti, costringendoli al collasso.

Tutto è in balìa della natura. In alcuni punti la vegetazione è così fitta da perdere l'orientamento. Il campanile, il più antico bene architettonico, e parte di quella che era la Chiesa di San Vitale, sono coperti dai rovi.

All'interno di quelli che erano i complessi ospedalieri, rimangono dei veri reperti di archeologica industriale, come una gigantesca lavanderia e una stireria, entrambe arrugginite. I soffitti si stanno sgretolando. Le scale di pietra d'Istria sono state spaccate, lasciando un cumulo di cocci.

Senza una mappa non si può capire che cosa c'era. Lontano dagli edifici più grandi, un arco di mattoni rosso scuro con un mascherone bianco al centro, ricorda l'ingresso alle stanze dei malati più infetti. Tra gli alberi sbuca la torre piezometrica, usata come cisterna.

Un'asta per rilanciare Poveglia: ecco come è ridotta oggi

Tra la parte edificata e quella verde rimane intatto l'elegante ingresso con la scalinata di pietra bianca che emerge dall'acqua. Popilia. Vi fu un tempo, attorno all'anno 1000, in cui Poveglia raggiunse addirittura le 800 abitazioni.

Un centro vitale che contrasta con l'attuale silenzio tombale. Il nome sembrerebbe derivare da Popilia, o per la grande presenza di pioppi o per la vicinanza con la via Popilia Annia. Sta di fatto che dal 421 l';isola venne data alle popolazioni che fuggirono da Padova e da Este alle invasioni barbariche.

L'apice di abitanti lo raggiunse da fine Ottocento fino alla Guerra di Chioggia, quando la popolazione migrò verso la Giudecca e venne costruito il primo esempio di ottagono da difesa.

La società di storici Arcomai ha scoperto che prima dello spopolamento, ben 12 crocifissi impreziosivano la chiesa meta di pellegrinaggi, uno eseguito dalla pittrice veneziana Giulia Elisabetta Lama, nata a Venezia nel 1681.

Nel 1777 divenne stazione di controllo sanitario per equipaggi e merce, mentre dal 1793 divenne lazzaretto. Ancora oggi una lapide ricorda chi morì qui di peste: Ne Fodias Vita Functi Contagio Requiescunt (non scavare, i morti per contagio qui riposano, 1793).

Durante l'epidemia di colera, nel 1831 circa, ben 702 bastimenti fecero contumacia a Poveglia. A inizio Novecento l'isola divenne casa di riposo, fino alla chiusura nel 1968.

Fantasmi. Tra i grovigli di edera e tronchi, si trovano anche dei cartelli con delle frecce. Sono le indicazioni create ad hoc da un certo turismo noir che si è formato illegalmente attorno all'isola dopo la puntata americana Ghost Adventures del 2009, dove Poveglia è descritta come il covo di presenze.

Due anni fa dei ragazzi americani hanno chiamato di notte la polizia terrorizzati per farsi venire a prendere. Gli ultimi a caccia di ectoplasmi sono stati gli italiani dell'associazione sul paranormale Epas, ma non hanno trovato nessuno e se ne sono tornati a casa delusi.

Parco all'italiana. L'unica parte oggi percorribile è quella verde. Negli ultimi tre anni l'Associazione Poveglia per Tutti ha infatti reso accessibili i sentieri, riprendendo quelli di un tempo. «Abbiamo usato un biotrituratore per macinare i rovi», spiegano i soci Lorenzo Pesola e Marco Rugliancich.

«Era un vero giardino all'italiana, con specie che sono rimaste come il boschetto di olmi e il platano a candelabro, come si usava all'epoca».

Un foglio esplicativo spiega gli alberi: melograno, fico e l'imperioso pioppo a torre. Per terra non è raro trovare conchiglie, arrivate dal vicino Lido, ma anche qualche pallottola per sparare ai conigli. Più avanti, nell'unico spiazzo con ghiaia, qualcuno ha realizzato con mattoni e pezzi di vetro colorato un focolare dove si può cucinare, proprio vicino alla giraffa.

Curiosità. Una giraffa a macchie rosse spunta infatti dagli arbusti di Poveglia. È il simbolo che l'Associazione Poveglia per Tutti lanciò l'anno scorso per richiamare l'attenzione dei cittadini.

In questo caso è di legno, ma la scelta dell'animale ha un suo perché. Qui nel 1828 venne infatti lasciata in quarantena una vera giraffa, mandata in dono dal vice Re d'Egitto all'Imperatore d'Austria Francesco I.

A Venezia divenne una vera attrazione, tanto da scatenare una moda. Tutti andavano ad ammirare quella creatura mai vista, come ricordano le cronache e una poesia di Ippolito Pindemonte dedicata all'elegante quadrupede: «Perdesti, è ver, la libertà / ma giorni sereni almen nella prigionia tua meni».

Cosa ne sarà di Poveglia? Nell'estate 2018 verrà indetta la seconda asta per comprare l'isola per 99 anni. La prima è stata nel 2014, ma le offerte vennero ritenute incongrue e Poveglia rimase in uno stato di abbandono.

Prima del bando del 2018 l'Amministrazione potrebbe chiedere il trasferimento da bene dello Stato a bene di proprietà comunale, attraverso il federalismo demaniale culturale. La scorsa giunta guidata da Giorgio Orsoni si era fatta sfuggire questa possibilità. L'attuale finora non ha mai dimostrato interesse.

Per ora, quindi, il futuro di Poveglia è un grande punto interrogativo. Di sicuro chi parteciperà dovrà attenersi al fatto che tutti i 15 edifici rimasti sono vincolati e, di conseguenza, non demolibili. L'acquirente dovrà inoltre garantire la fruizione pubblica della chiesa, del campanile e del perimetro dell'isola, con punti di sosta e belvederi.

Nel 2014 l'Associazione "Poveglia per Tutti" ne difese l'uso pubblico lanciando la campagna per partecipare all'asta 99 euro per 99 anni. L'iniziativa riscosse migliaia di simpatizzanti da tutto il mondo e 4500 soci effettivi.

Il 7 maggio 2014 vennero aperte due buste: l'associazione con una cifra di partenza di 160 mila euro e Luigi Brugnaro che, come Umana Holding, offrì 513 mila euro. Nessuno dei due concorrenti rilanciò una somma ulteriore. La proposta dell'attuale sindaco era di realizzare un centro di cura per i disturbi alimentari e investire in seguito 40 milioni.

Quella dell'associazione, suddivisa in diverse fasi e disponibile in un dossier nel sito www.povegliapertutti.org, era di tenerla sempre pubblica, attraverso progetti sostenibili. Il Demanio considerò incongrue entrambe le offerte e tutto svanì.

Fra tira e molla, in questi tre anni il dialogo per chiedere l'isola in concessione tra Poveglia per tutti e Demanio non si è mai spento, ma solo a fine agosto si saprà se l'associazione sarà messa nella condizione di spendere il budget, che attualmente è di circa 380 mila euro. Gli altri soldi sono stati usati in generale per organizzare le concessioni giornaliere, per pulire l'isola e per iniziative di sensibilizzazione.

Qualche giorno fa il Demanio ha offerto all'associazione la concessione della parte verde dell'isola da inizio settembre a fine luglio, prima cioè di indire il bando, ma per Poveglia per Tutti il periodo è troppo breve.

«Undici mesi bastano a malapena per chiedere alcuni permessi», spiega l'architetto Lorenzo Pesola, presidente dell'associazione. In questi giorni gli uffici demaniali stanno cercando di verificare se la concessione si può prolungare fino all'assegnazione effettiva dell'acquirente, passando di fatto a 20 mesi. In questo caso l'associazione acconsentirebbe.

Se l'accordo si concluderà positivamente, i lavori da svolgere saranno: realizzare un pontile che dia accesso a tutti anche a chi ha disabilità, piantare pali per ormeggiare le barche, mettere in sicurezza il ponte di legno già saccheggiato che collega la parte verde con quella edificata, collocare le panchine lungo il perimetro per i belvederi, sistemare l'area servizi con appositi contenitori di rifiuti, delimitare il barbecue già presente e sistemare i sentieri.

«Il nostro desiderio più grande», conclude Pesola, «sarebbe riuscire a portare l'acqua, che costerebbe 150 mila euro. Avere una fontana sarebbe per molto importante perché è anche un simbolo di vitalità».

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