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Invalida per una diagnosi ritardata. Usl 3 condannata a pagare 2 milioni

Il Tribunale di Venezia risarcisce una donna di 53 anni, che da dieci dev’essere assistita 24 ore su 24. I medici dell’ospedale di Piove di Sacco non si accorsero in tempo dell’emorragia cerebrale in atto

Due milioni di euro di risarcimento danni per una diagnosi medica sbagliata.

A tanto il Tribunale di Venezia ha condannato a pagare l’Usl 3 Serenissima, per una trombosi con emorragia cerebrale non riconosciuta in tempo dai medici dell’ospedale di Piove di Sacco. Una diagnosi ritardata che ha avuto esiti drammatici per una signora oggi 53enne, che da più di dieci anni deve convivere con un’invalidità permanente dell’80 per cento.

Prima del malore, pur già invalida al 50 per cento, la donna aveva una propria via autonoma: due figli, lavorava part time come promoter e aiutava il marito geometra nel suo lavoro. Da 6 aprile 2006 - quando si è sentita male - non può più vestirsi da sola, né prepararsi da mangiare, è preda di un disturbo della personalità a tratti aggressivo, ossessionata dagli spazi stretti, dalla voglia di stare all’aperto e dev’essere seguita 24 ore su 24 da una badante. Cosa è accaduto?

Alle 6.30 di quel giorno d’aprile di undici anni fa, la signora viene accompagnata dai familiari al pronto soccorso dell’ospedale di Piove di Sacco: è subito registrata in codice rosso, ma passano molte, troppe ore, prima che i sanitari decidano di trasferirla al più attrezzato reparto di Neurochirurgia dell’ospedale civile di Padova, senza per altro averla neppure sottoposta ad una Tac. Al nosocomio patavino, la paziente arriva solo a mezzogiorno ed è qui che ci si accorge dell’emorragia cerebrale in atto, che costringe i medici ad un intervento chirurgico d’urgenza: la donna viene salvata, ma i danni al suo cervello sono irreparabili e poco o nulla serviranno i lunghi cicli di riabilitazione ai quali la signora viene sottoposta al San Camillo del Lido e all’ospedale di Verona.

Per il Tribunale di Venezia - forte della consulenza del medico legale Antonello Cirnelli - il calvario della donna e della sua famiglia poteva essere evitato da una tempestiva diagnosi della trombosi endovascolare che l’aveva colpita e dall’intervento con le appropriate terapie. Procedure farmacologiche che risultano però efficaci solo se somministrate entro una finestra temporale di 6 ore al massimo: in questo caso, invece - sostiene il Tribunale civile di Venezia - colpevolmente superata dal ritardo con il quale i medici di Piove di Sacco decisero di trasferire la donna al più attrezzato ospedale di Padova.

A undici anni dalla tragedia, dopo il rifiuto dell’assicurazione dell’Asl di risarcire la famiglia e un lungo contenzioso medico legale, nei giorni scorsi la giudice Lisa Torresan ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati Palese e Vianello, per conto della signora e della sua famiglia: per la colpa medica dei sanitari di Piove di Sacco -
oggi sotto l’Asl di Padova, ma all’epoca dipendenti dell’Asl 14 di Chioggia, ricompresa oggi nell’azienda sanitaria veneziana - ora dovrà pagare l’Usl 3 Serenissima: 1,994 milioni di euro, interessi e 100 mila euro tra spese legali e consulenti.

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