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Musolino: Venezia può rinascere anche grazie al suo porto

Musolino: Venezia può rinascere anche grazie al suo porto

Bisogna garantire lo sviluppo a lungo termine del settore croceristico e aumentare la compatibilità del traffico marittimo con la città e la laguna

Il 2017 rappresenta per Venezia una straordinaria occasione per riflettere sulla sua identità di città marittima e portuale; non solo per la sua sezione di terraferma – il centenario di Porto Marghera obbliga tutti noi ad immaginare un nuovo sviluppo portuale, logistico, industriale dell’area che garantisca crescita e occupazione anche per i prossimi 100 anni – ma anche per la Venezia insulare.

Oltre alle 100 candeline di Porto Marghera infatti, nel 2017 ricorre il trentesimo anniversario dell’iscrizione di Venezia e della sua laguna nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Una ricorrenza tutt’altro che simbolica dato che, quando nel dicembre 1987 vennero definiti i criteri di selezione che prendevano atto dell’unicità della nostra città, si rese evidente come l’attività marittima, funzionale a quella commerciale, fosse elemento centrale nello sviluppo culturale, artistico, architettonico di Venezia.

I fondaci, i palazzi storici, le fondamenta, il Ponte di Rialto, la stessa Piazza San Marco sono di fatto l’esito fisico di una attività, quella marittimo-portuale, che ha fatto di Venezia la Signora dei Mari, la Serenissima.

Se dunque è necessario oggi tutelare palazzi e monumenti, altrettanto necessario è tutelare la cultura marittimo-portuale che, al netto di detrazioni disinformate o apertamente in malafede, è viva e vegeta e continua a contribuire allo sviluppo economico e culturale della città.

La questione quindi non è se mantenere o meno la portualità a Venezia, piuttosto come.

Perché già oggi, il Porto di Venezia rappresenta la realtà occupazionale più importante dell’intera area metropolitana; un ruolo fondamentale reso evidente dalle 1.000 aziende attive e i 13.000 occupati a Porto Marghera, cui vanno aggiunte le oltre 4.000 persone che operano nel comparto crociere.

È evidente quindi che il ruolo centrale conquistato dalla portualità deve essere sostenuto nel futuro perché una città che ha perso negli ultimi 70 anni i due terzi dei propri abitanti può mantenere la propria vitalità solo riuscendo ad attrarre lavoratori e investimenti, e non limitandosi alla sola conservazione dei suoi splendidi monumenti.

Per questo il porto di Venezia e le sue attività non possono essere derubricati a terreno di scontro fra fazioni opposte, ma devono essere il fondamento dello sviluppo dell’intera città, basato su scienza e dati oggettivi.

Scienza e dati oggettivi quindi, che dimostrano la sostenibilità ambientale del settore crocieristico, la sua scarsa, per non dire inconsistente, relazione con la pressione turistica che affligge la città (meno di 2 milioni di crocieristi rispetto a 28 milioni di turisti all’anno) e, al contempo, dimostrano come il crocierismo rappresenti circa il 3% del PIL cittadino.

Sono numeri, non opinioni, che tuttavia non ci possono accontentare perché, come accaduto per secoli, oggi ci troviamo di fronte alla necessità di articolare nuovamente, in modo lungimirante, il rapporto fra Venezia e il suo porto.

Da qui parte l’analisi che l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale sta conducendo per individuare soluzioni in grado di garantire lo sviluppo a lungo termine del settore croceristico da un lato e aumentare la compatibilità del traffico marittimo con Venezia e la sua laguna dall’altro.

Da qui parte il mio impegno, non solo come Presidente dell’Autorità ma anche come veneziano che riconosce nella città e nell’ambiente lagunare un elemento intrinsecamente legato alla propria esistenza, un vero e proprio membro della famiglia.

È per il bene di Venezia e della sua laguna che dobbiamo agire, senza dimenticare che dal mare nasce la bellezza della Serenissima e che al mare dobbiamo rivolgerci per evitare che la città e la sua storia rimangano irrimediabilmente congelate in un passato decadente, appiccicatole addosso da osservatori a volte più inclini a preservare una visione romantica che a valorizzare la vita quotidiana dei cittadini e il loro benessere.

Dall’incubo di un museo a cielo aperto, bellissimo ma svuotato di abitanti, attività, cultura, anima si sfugge solo offrendo alternative produttive ed economiche che garantiscano ai giovani la possibilità di vivere,

crescere, animare Venezia.

L’Autorità di sistema portuale è intenzionata a fare la sua parte, insieme a tutti coloro che vorranno impegnarsi in questo imponente compito.

* presiente dell'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Settentrionale

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