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«Voleva costruirsi un futuro migliore»

Il racconto di Simonetta Calasso: ha fatto da badante a mio padre, voleva tornare in Ucraina

SAN STINO. Ivan Gerbut era in Italia da sette anni, giunto dall’Ucraina per cercare un futuro migliore. Abitava con la madre in via Kennedy, al civico numero 15, in un appartamento vicino al centro del paese e soprattutto a pochi km dal luogo del terribile schianto avvenuto mercoledì sera. A San Stino si era integrato bene, adattandosi a fare i lavori più umili. A cominciare da badante di una persona anziana, quindi fattorino per una pizzeria della località sulle rive del Livenza e da pochi mesi operaio in una ditta di Fossalta di Piave. Aveva la passione per i motori e in particolar modo per la motocicletta, mezzo con cui si spostava spesso nelle varie località del Veneto Orientale. Aveva tanti amici e in paese si faceva ben volere. A San Stino lo conoscevano in tanti. Quando la notizia della sua morte si è sparsa, in molti hanno voluto ricordarlo.

La testimonianza più toccante, affidata a Facebook, è sicuramente quella della residente Simonetta Calasso, il cui padre è stato assistito in passato proprio dal 27enne ucraino. «La mia famiglia e io gli siamo riconoscenti», dice Sinometta Calasso, «per il sostegno che ci ha dato facendo assistenza a mio padre e per altri supporti che ci ha dato nel momento del bisogno. Era un giovane forte e ingegnoso, arrivato in Italia per raggiungere la mamma e lasciarsi alle spalle una vita difficile in Ucraina. Ogni tanto su mia richiesta mi raccontava, nel suo particolare italiano, delle condizioni di vita nel paesino di campagna dove viveva
con la famiglia di origine. Qui si adattava a fare qualsiasi lavoro, compreso quello duro del badante (che svolgeva con grande impegno) con tanta voglia di costruirsi un futuro migliore per poter magari tornare nella sua Ucraina, prima o poi. Purtroppo non ce l’ha fatta». (a.con.)

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